Nessun luogo (album)

Metallized.it 78/100
Nessun luogo racconta tramite suoni (ma anche tramite immagini se si avrà la pazienza di guardare quelle che accompagnano il disco) il cambiamento e la sparizione del quartiere periferico dove abito, in passato da sempre chiuso su tre lati da ferrovia, autostrada e un grande
complesso industriale.
Questo suo essere chiuso, quasi isolato (c’è sempre stata una sola via d’accesso se non si conta il passaggio esclusivamente pedonale che passava sotto la ferrovia) ha portato per anni (quelli della mia infanzia e adolescenza) ad una improbabile protezione, ad un inaspettato rallentamento del processo entropico.

Sono queste le parole che il poli-strumentista milanese Tryfar ha scelto di utilizzare per presentare Nessun Luogo, opera terza del suo progetto Asofy, attivo ormai dal lontano 2001. Una descrizione che richiama di fatto diverse immagini che risulteranno familiari a chi sia passato, anche solo di sfuggita, tra le periferie del capoluogo lombardo. Volendo però essere meno riduttivi: l’idea dietro a Nessun Luogo non è quella di convogliare le sensazioni provocate dal mutamento di uno spazio specifico e non c’è l’intento di localizzarlo o dargli un nome. Il quartiere decadente è un concetto, un’idea platonica geograficamente non ben delineata, che rimane però in grado di innescare un turbinio creativo che attinge ai ricordi, compresi quelli più insignificanti.
I nove brani che compongono l’ora esatta di durata di Nessun Luogo rappresentano quindi la riflessione dell’autore sul cambiamento del suo luogo d’origine. Come tanti piccoli -e a loro modo diversi- tentativi di approccio cercano di trascrivere in suoni delle immagini e degli stati d’animo, fatto che di per sé potrebbe anche sembrare banale, visto che è ciò che la musica (quella ben fatta almeno) dovrebbe sempre fare, ma che diventa meno scontato in casi di questo tipo, in cui la componente atmosferica va nettamente a surclassare quella testuale, qui non assente ma ridotta all’osso.
Le strutture delle canzoni sono piuttosto mutevoli ed evanescenti, non danno punti di riferimento ad eccezione di talune melodie ripetute qualche volta come leitmotiv. Si scorgono elementi doom nell’incedere ossessivamente lento e quasi del tutto privo di accelerazioni (con l’eccezione della titletrack), divagazioni quasi “gotiche” in un certo uso degli arpeggi della chitarra come elemento armonico più importante e una certa attitudine post nella scelta dei suoni, anche se non c’è un impiego troppo spinto degli effetti per quanto riguarda la sei corde e l’effettistica rimane limitata alle parti più ambient, dove si notano delay, riverberi e probabilmente un flanger, coadiuvati anche da qualche breve parte di tastiera (il carillon in Fosca ad esempio). La componente che più caratterizza le atmosfere dei brani è -caso piuttosto strano- l’uso intensivo del basso, che con delle linee lente (quasi tutte minime e semi-minime) e avvolgenti riesce non solo a creare uno scheletro ritmico quasi più importante di quello fornito dalla batteria (valida per quanto forse programmata), ma anche a rendere l’insieme piuttosto plumbeo e funereo.Le chitarre si dividono tra power-chord distorti “lasciati andare” spesso per diverse battute e i citati arpeggi, valorizzati peraltro da timbriche molto gradevoli.
Per quanto riguarda le voci, si nota da subito come Tryfar abbia voluto ridurre molto tale comparto, dividendosi tra delle harsh parecchio “sgraziate” e degli angoscianti momenti più sussurrati (Figure Scure), c’è anche da segnalare la breve comparsa di una voce femminile filtrata in Fosca.
La produzione di Nessun Luogo è qualcosa di piuttosto lontano da quegli “standard low-fi” che talvolta possiamo incontrare in dischi di questo tipo. Il lavoro che c’è alle spalle è -a tutti gli effetti- pregevole e convoglia molti più intenti di quanti non possano trapelarne ad un primo ascolto. Si tratta infatti di un album che va apprezzato con pazienza e con il giusto impianto, perché un mastering molto “gentile” ha lasciato una grande quantità di basse frequenze, solide e cristalline, che potrebbero mettere in crisi molti sistemi più “commerciali”. Il basso è presentissimo e ha a disposizione un’ampia gamma di frequenze su cui evolversi, condividendo i punti più gravi dello spettro giusto con il corpo di una cassa parecchio “piena”, che ne occupa l’estremità. La batteria, coerentemente con le atmosfere, rivela un certo riverbero su tutti i suoi componenti, che ben si sposa con l’insieme e rende ancora più particolare la resa dei piatti, a cui è stato lasciato molto spazio. Il tutto viene poi arricchito dai timbri degli strumenti, ben delineati e gradevoli, dinamiche ben preservate da una compressione generalmente lieve e da una cura notevole dell’immagine stereo, con degli ipnotici giochi di “riflessione” tra il lato destro e sinistro che raggiungono il culmine in pezzi come Piccola Disperazione.
Nessun Luogo è un album ammaliante.
Non immediato, non adatto a qualsiasi momento e certamente non per tutti (cosa dimostrata anche dalla tiratura limitatissima con cui è stato prodotto, appena cinquanta copie). Eppure, se ascoltato facendo attenzione al contesto e alle immagini proposte dall’autore, acquista un impatto evidente, per quanto strano da descrivere. C’è l’angoscia per il futuro, c’è il rimpianto per qualcosa che se ne è andato e che non tornerà e soprattutto: ci sono la perdita della sicurezza e la perdita dell’innocenza. Credo sia dunque abbastanza corretto evidenziare come Tryfar sia riuscito nel suo intento di comunicare efficacemente il suo messaggio e il suo stato d’animo, per giunta in una forma ricercata che merita decisamente l’ascolto.
(Gianluca Leone “Room 101”)

The New Noise
Asofy è il progetto personale di uno dei ragazzi che ormai parecchi anni fa ha creato l’etichetta Trazeroeuno, oltre che, insieme a un’altra persona, lo studio grafico Diramazioni, arrivando a occuparsi della maggior parte degli artwork (non so se siano proprio tutti) dell’etichetta Avantgarde Music di Milano, che chiunque ascolti black metal conosce.
Asofy si trova al crocevia tra doom e post-rock, ma tutto questo alla fin fine non vuol dire assolutamente nulla. Ormai si tratta di qualco sa di più personale, è un percorso lungo anni, partito dagli ascolti eterogenei di qualcuno che non si è mai accontentato di stare nel proprio recinto. Così come non basta aver seguito un solo genere musicale tutta la vita, non è sufficiente nemmeno mettere il disco nello stereo, perché l’artwork e i testi predispongono lo stato d’animo giusto per sentirselo: si parla di non-luoghi, ma non nel senso di centri commerciali, aeroporti o stazioni, cioè posti che in tutto il mondo ormai hanno aspetti e contenuti identici, bensì di periferie che spariscono, diventando altre periferie. Capita così che un ragazzo cresca in un ritaglio di città, magari brutto, ma che chiama “casa”, e che questo stesso ritaglio sparisca, ingoiato dal continuo sviluppo.

Forse è anche per questo che Asofy non può essere metal estremo nonostante si trovi su Avantgarde e nonostante chi lo ha creato provenga da quella scena, perché i paesaggi fisici e psicologici sono diversi: niente foreste, niente montagne o ghiacci, niente rabbia, niente volontà di potenza, niente Satana, solo una quotidianità grigia, un suono macilento e un mondo che nulla ha di leggendario o epico, ma che svanisce nell’indifferenza generale.

Posto che non mi ha mai convinto l’approccio vocale asmatico, sopra le righe quando in realtà vorrebbe stare sotto (meglio uno spoken word?), Nessun Luogo è forse il disco più fluido e meglio realizzato tra quelli di Asofy che ho sentito. È assolutamente chiaro che non esiste un’audience di riferimento e che tutta la parte non metal di pubblico che potrebbe apprezzarlo non saprà mai della sua esistenza (credo stia succedendo lo stesso ad Angela Martyr, sempre su Avantgarde), quindi non posso che invitare i clienti abituali dell’etichetta a dare una chance a quest’album, sono sicuro che tanti di loro hanno l’apertura mentale per apprezzarlo, si tratta solo di leggere una storia diversa dal solito.
(Fabrizio Garau)

Metalhead.it | 9/10
La one man band italiana da un seguito all’ottimo “Percezione” che ormai risale a ben quattro anni fa. La regola di base è sempre quel sound che scatena un senso di inquietudine destabilizzante, ricco di oscurità ed amalgamato in sensazioni lente, atmosferiche, opprimenti ed estremamente malate. “Nessun Luogo” cresce si scosta rispetto al precedente lavoro. Se “Percezione” era sostanzialmente di derivazione black metal, il novo lavoro è lontano da definizioni. O forse le ingloba tutte, senza sposarne nessuna. L’ora di musica è soffocante, ricca di suoni cupi, melodie pregne di pessimismo, concetti atmosferici compatibili con depressione, solitudine ed estrema malinconia. “Lontano da Me” è funerea, letalmente lenta, con linee vocali strazianti e sofferte provenienti da un’altra dimensione. Stupenda la chitarra ambient di “Nemeton”, una chitarra che riprende su “Fosca”, brano nel quale emerge qualche sonorità più cruda e tagliente. C’è una luce che illumina i tetri meandri di “Infine”, meandri sviscerati con dolore su “Figure Scure”. Leggere dosi di elettronica su “Orizzonte”, elettronica accompagnata da una impostazione musicale che evidenzia remote tracce vagamente jazz. Principi di stoner in declino su “Memoria”, prima dell’intimità di “Piccola Disperazione” la quale conduce verso la lunghissima e conclusiva title track, la quale rappresenta un po’ il riassunto stilistico dell’intero album.
Una contorta esplorazione dei labirinti della disperazione, dell’assenza di speranza, dei ricordi che ingialliscono e poi svaniscono nell’oblio eterno.
(Luca Zakk)

Doom-Metal.com | 8,5/10
The new album from Asofy has the capacity to both absorb and stimulate with its meditative moodiness.
Good to see Asofy making a reappearance – in fact, this was an album that, when I heard it was coming, inspired me to put in a preorder for the limited-to-50-unique-copies boxset version. That’s sold out now, so, well, tough if you weren’t as quick off the mark, but you can at least still get the standard digi version, which does at least contain exactly the same musical oeuvre. And I’m going to lay my cards on the table up front, and suggest that you do so post-haste, even though that probably makes the rest of the review a little redundant.

Still here? Then I’ll be delighted to tell you a little more about why I rate both the band and the album. Starting with my long-held view that’s it’s a very narrow path to successfully steer, if you set out anywhere on the Black/Doom spectrum – you need a particularly deft hand to reconcile those antagonistic aesthetics in a meaningful way. Well, Asofy, and particularly main man Tryfar, have that touch in spades, and the evolution from 2001’s ‘ebYm’ to 2013’s ‘Percezione’ album culminated beautifully with the latter’s lush, ambivalent, and largely-instrumental look at the fate of one of Satan’s ordinary foot-soldiers after losing the Great War against Heaven. Seriously, who could argue against that being the metaphysical heart and soul of what Doom is about?

Asofy 2017 would appear to have returned to being an entirely solo project with guest contributions. Probably a wise move, in all honesty – their chosen path requires a very specific hand on the tiller to negotiate, which is one of the few situations where the purity of an individual vision generally trumps the synergy of a band working together. And Tryfar’s vision is very much an individual one. It’s moved some way from the raw and more obviously Black Metal-influenced debut, towards a much less classifiable blend of guitar-driven blackened Doom and Post-Rock that varies from tranquil and dreamy to harder-edged and threatening, backed by crisp, clear and precise percussion. The sparse vocals are whispered hoarsely, often only semi-distinguishably, in Italian. Compositionally and sonically, this comes a lot closer to revisiting the laid-back 2007 sophomore short album/long EP ‘Lento procedere prima del sonno’ than it is to predecessor ‘Percezione’. Minimalist in instrumental approach, the layered guitar and bass sometimes stand alone for entire tracks, for others they’re joined by drums. Guest female vocals make a brief appearance, as ghostly and wraith-like as the male ones. A glockenspiel features, surprisingly effectively, alongside them for the track ‘Fosca’, while keys are used sparsely to ornament tracks like the ominous-sounding ‘Orizzonte’. The latter, along with the atypically urgently-paced title track, perhaps come closest to a decent touchstone comparison, in that they’re reminiscent of Akira Yamaoka’s atmospheric and cinematic game soundtracks – though in common with ‘Lento…’, there are also moments where bands like Dolorian may come to mind.

In addition to the standard booklet containing lyrics and credits the box set includes a second Compendium, elaborating on the concept behind the album (this is also available as part of the digital version, though it’s not specified whether it comes with the standard digi). Nessun luogo, meaning ‘Nowhere’, is a non-linear look at the gradual destruction and change wrought on the outer suburb where Tryfar lives as the city overtakes it and modernization and rebuilding follow along. There’s no particular narrative behind it, just moments of observation and poetry illuminating Asofy’s characteristically ambiguous balance between viewing both positive and negative aspects.

It’s quite a gentle presentation, in point of fact: without storyline or insistence on any particular standpoint, the music seems very much a starting-point for the listener to populate with their own thoughts and images – or those suggested by the photographs of the suburban area provided in the Compendium – whilst floating on its largely melancholic tides. Clearly, that sort of thing isn’t for everyone, but ‘Nessun luogo’s capacity to both absorb and stimulate is its real strength. It’s proper, hauntingly atmospheric, meditative and gloomy mood music that allows you to take as much out of it as you want: a perfect soundtrack for dark days and long sleepless nights, and different enough to be a welcome diversion into rarely-trodden doom territories.
(Mike Liassides)

Discovering Bands
Black and doom metal’s adept see stylistic norms as a suggestion and assumed genre limitations as a challenge. Through the years we’ve seen Ulver break the mold with romantic folk inflections, Xasthur’s darkwave-tinted lenses, and Ephel Duath’s avant-jazz schizophrenia all broaden extreme metal’s horizons while still operating under the same banner. Why? Artistic intent is certainly key, but I also view these sorts of genre as an implementation of an underlying emotion. Even the most erratic, violent black metal carries a subdued sense of longing and desperation (for extreme examples, see: some of the melodies in Sort Vokter’s Folkloric Necro Metal or the exhaustion in any Bone Awl song). Obviously, this is a more radical view of a style so strictly defined by the majority of its fanbase, and yet artists like Italian black/doom metal duo Asofy share my belief in action.
Upon listening to Asofy’s third album, Nessun Luogo, their status as a black or doom metal band immediately comes into question. Multi-instrumentalist Tryfar’s (also of Sleeping Village, who could use some new material) instrumental work speaks to the sadness found in “depressive black metal” and the slow lethargy of doom metal, and Empio’s empty howls certainly echo the resignation of bands like Strid, but the actual execution places Asofy in a separate category, if only superficially. On the surface, Nessun Luogo has more to do with darkwave, post-rock, and maybe even some later-Earth-styled drone/doom metal, but it feels like a doomed black metal album, feeding off that feeling of desperation which is integral to so many great black metal releases. Thus inspires a philosophical debate – is intent separate from execution? Moreover, when does music fully depart from genre? Do such constraints even matter? Asofy’s uncomfortable, sparse, dark music draws from so many sources that its horizons appear to be limitless, but Nessun Luogo also feels like a genre distillation, if only based on emotion. The meditative, haunting music found on this album is the embodiment of what brought black metal from the second wave to this point in time.
(Discovering Bands)

Infernal Masquerade Webzine | 90/100
Pushing the boundaries of sanity, today we have Italina duo Asofy and their latest release “Nessun Luogo”.

As one of the most soothing and unique releases of 2017, this album creates brilliant songs filled with tension and mystery that will send chills down your spine. Featuring over 60 minutes of music, this album will creep on you with its bleak soundscape and minimalist approach.

The album kicks off with the cavernous riffs of “Lontano da me”, a very mysterious piece that slowly builds up into a very powerful and disturbing opening statement. As the album evolves with tracks like “Nemeton”, “Infine”, and the heavier “Fosca”, we continue to enjoy the band’s very deconstructive vision of both Black and Doom Metal. You can piece out some distinctive genre-specific riffs placed in unique contexts, allowing Asofy to really break boundaries and deliver a very unique release.
Our favorite track in this release has to be the multi-faceted “Figure Scure”. Clocking in at 10 minutes this piece fully captures the essence of this unique release and delivers fuzzy bass guitar lines perfectly intertwined with minimalistic riffs, complex percussions, and chilling vocal arrangements. The album’s tense progression continues with “Orizzonte” and the Post-Rock-ish “Memoria”, two songs that nicely keep the flow going.
Closing with the 11-minute album title track, the band’s mastermind Tryfar (all instruments) delivers another brilliantly constructed piece that is quite piercing and yet dissonant and mysterious. This is by far one of the most ‘aggressive’ pieces in this album, and Empio’s vocals greatly enhance the experience.
(Dark Emperor)

metal.it | 7,5
“Nessun luogo” è un luogo.
Il quartiere di periferia, e i suoi grandi cambiamenti, sia architettonici che sociali, sono questo luogo che potrebbe essere il luogo di ciascuno di noi, potrebbe essere il nostro quartiere, il quartiere di chiunque in realtà.
Tryfar, da sempre la mente dietro il progetto Asofy, dedica il suo nuovo album alla realtà, in disgregazione, della sua periferia, del posto in cui lui vive ed agli inevitabili cambiamenti che lo scorrere del tempo impongono a qualunque posto.
“Nessun luogo”, dunque, viene ad essere, contemporaneamente, un album molto personale ma anche universale nel suo sapere raccontare, non solo con la musica ma anche con le immagini, una dimensione urbana che potrebbe essere quella di ognuno e che in quest’album è quella di Asofy capace di raccontarla con una musica lenta, ipnotica, malinconica che unisce post rock strumentale alle visioni dei Neurosis, passando per vaghi riferimenti all’Ambient ed all’Industrial, giungendo ad un risultato finale ricco di fascino ed atmosfera per quanto scevro di tecnica e di forma canzone, elementi che in un contesto del genere sarebbero stati inutili.

Da quello che ho scritto, credo, sia evidente che questo non è assolutamente un album metal, ne un album i cui brani si possano cantare a squarciagola… anzi, la sua è una dimensione molto intima, quasi privata e certamente timida anche se”Nessun Luogo” ha una patina inquietante che gli conferisce una forza suggestiva di grande spessore e gli fornisce un senso di inquietudine che percorre tutta la spina dorsale dei brani.

Tryfar, con questo nuovo album, si dimostra un artista molto capace e molto sensibile: un lavoro del genere, per la maggior parte del tempo puramente strumentale e con le voci “relegate” ad un inquietante sussurro, avrebbe potuto risultare noioso e pesante quando, invece, si dimostra ricco di umori e di sensazioni cangianti che lo rendono una delle cose più interessanti che io abbia ascoltato ultimamente, lo rendono, cioè, un album bello nel suo incedere pacato, freddo nei suoni e caldo nelle atmosfere, delicato e ruvido al tempo stesso, custode di uno spettro emozionale ampio nel quale, magari di notte, sarà facile immergersi completamente fino a perdere la propri dimensione corporale.
Tutto questo a patto che non siate “integralisti” del metallo perché, in questo caso, l’album vi risulterà indigesto e, peggio, inutile.
Fatta la precisazione di cui sopra, accendete i fari della vostra auto e, lentamente, guidate tra i vostri vicoli e i vostri posti mentre ascoltate queste note… buon viaggio.
(Beppe ‘dopecity’ Caldarone)

alekosoul.com | review
“Il quartiere dove abito non è un luogo ben preciso, non ha orizzonti, neppure io che ne parlo ho mai avuto un gran legame, anzi mi sono sempre sentito lontano, è stato un luogo solo legando il vissuto delle persone ad un territorio, la loro memoria, ed ora che anche queste persone stanno pian piano scomparendo, tutto forse verrà cancellato”.
Con queste parole, assieme enigmatiche e rivelatrici, Tryfar descrive “Nessun Luogo”, nuovo disco del suo progetto solista Asofy, dedito a un particolare impasto sonoro, dark, malinconico e stratificato attorno a coordinate stilistiche doom e black.
Noto e rispettato artista visivo, autore di molti artwork per il prestigioso roster della nostrata Avantgarde, nonché illustratore di diversi volumi per l’editoria tradizionale, l’artista milanese possiede una naturale propensione all’eterogeneità di mezzi e modalità espressive, che si concretizzano musicalmente in un personalissimo spirito di ricerca sonoro, votato al difficoltoso processo di descrizione ed espressione di quelle profonde sensazioni che agitano e permeano l’animo umano.
Rispetto alle precedenti prove in studio “Nessun Luogo” appare da subito maggiormente personale e identitario, come un vero e proprio zibaldone di pensieri in musica, oppure, per utilizzare un paragone visivo, una raccolta di polaroid, frammenti di vita, intaccati dallo scorrere del tempo.
Assolutamente non banale anche il concetto che sta alla base del disco, molto vicino a considerazioni tipicamente geofilosofiche, quali il paesaggio come luogo di comunità, la memoria dei luoghi, i processi di delocalizzazione e riorientamento, individuali e comunitari, concetti non a caso ribaditi anche nella Convenzione europea sul paesaggio, che denuncia chiaramente “la distruzione dell’unicità dei luoghi, trasformati in spazi artificializzati, senza spessore storico e culturale, pronti a sfumare in non-luoghi” (cit. U. Volli, in “La città infinita”), che “distruggono, con la loro indifferenziazione e serialità, la nozione di identità del singolo luogo come singolo intreccio di relazioni, significati, sensibilità” (cit. E. Rullani, ibid.).
Riuscire a tradurre in musica tali impegnativi e strutturati concetti non era affatto un compito semplice, sopratutto attraverso un comparto tecnico-strumentale ridotto all’osso, senza cioè fare ricorso ad eccessivi cascami elettronici, digitali o sinfonici, bensì, come spesso accade, procedendo per sottrazione, giungendo al cuore delle cose, che in questo caso coincide con un sound scarnificato ed essenziale, in massima parte strumentale, meditabondo, ombroso e ricurvo su pattern ricorsivi quasi esoterici, nella loro evocatività. Come approfonditamente discusso in sede d’intervista, questa esperienza artistica è un necessario sfogo creativo e culturale, che rappresenta la possibilità di muoversi il più possibile al di fuori degli schemi, sia della committenza, sia degli strumenti espressivi “materici”, quali sono, tipicamente, quelli (icono)grafici. Proprio per questa ragione anche la controparte grafica dell’album risulta volutamente vaga ed enigmatica, come efficacemente mostrato sopratutto nella limited edition, 50 esemplari, realizzati a mano da Tryfar, ciascuno diverso dall’altro, un prezioso valore aggiunto all’esperienza di fruizione dell’album in sé. Malinconico e solitario, con lyrics sussurrate e quasi spoken, “Nessun Luogo” funge da fumoso spiraglio attraverso il quale è possibile gettare uno sguardo nel caleidoscopio umbratile di un’inquieta anima artistica, secondo il noto adagio coheniano che recita: “c’è una crepa in ogni cosa, è da lì che entra la luce”. Sebbene opera di non immediata assimilazione, la proposta di Asofy è dotata di spessore e personalità non comuni, che possono affascinare e coinvolgere una platea quantomai composita e trasversale, ulteriore segno, questo, della forza espressiva che da essa promana, nonché perfetta colonna sonora per un viaggio verso un orizzonte lontano, nel tempo e nello spazio, destinazione “Nessun luogo”.
(alekos)

alekosoul.com | interview
read the interview

tometal.com | rating: solid
It’s just after midnight. A murmuring bassline drifts up from the gutters while a hoarse voice exhales smoke into the air on a dark, cobbled street. Two guitars beckon to you — one a hypnotic, almost playful repetitive rhythm, the other a simplistic fuzzy strum — urging you to abandon the safety of home. You ponder which one to follow, when suddenly both guitars quicken their tempo, becoming more harsh and distorted. Your heartbeat races as your feet pound the pavement, and you get the feeling you’re being followed — a tension that persists until you’re back inside, and you can catch your breath again.
– Lontano de me, first track off “Nessun Luogo”
Pardon my prose, but getting a little weird felt appropriate for “Nessun Luogo,” the third full-length release by Italian black/doom duo Asofy. Don’t be fooled by those genre tags — “Nessun Luogo” is scarcely what you’d identify as metal, and certainly not what you’d expect from the black and doom camp. A mostly instrumental album, it glides occasionally into jazz territory, guiding you down calm-yet-eerie passages where the only thing that’s lacking is a pealing saxophone. But what “Nessun Luogo” lacks in traditionally metal touchstones it more than makes up for in nailing those genres’ depressing, funereal, even mysterious moods, making it a compelling, if more than a little different, listen from front to back. This may not be strictly “black metal” in the usual sense, but the spirit permeates its every nook and cranny.

What “Nessun Luogo” lacks in traditionally metal touchstones it more than makes up for in depressing, funereal, even mysterious mood.

“Nessun Luogo” achieves both an irresistible sense of movement and alarming claustrophobia, like you’re being pulled down a long, dark corridor against your will. Asofy guides you through this gloomy underworld, squeezing you through unexpected twists and turns in structure or tempo.
Part of what sells its ambiance so well is its carefully refined production and numerous ear candy moments. Most of the guitars use a crystal-clear clean tone, although distortion occasionally crackles into existence, adding tension and texture (Fosca). The snare drum cracks like acid rain on rusty sheet metal, while dreary, anxious scatterings of ride cymbal and tom hits give the sense that you’re being pursued (Orrizonte). Memoria sports alternating open chords and a walking bass line that precariously meanders down some decrepit Italian staircase, while Nemeton sound like a dystopian night club.
This ethereal journey continues its quiet pace throughout the entire album, although things pick up with the triumphant album closer, the title track Nessun Luogo. Although you haven’t a clue where you’ll end up, the sense that you’re always going somewhere is inescapable. All you know is that wherever your destination will be, it won’t be very nice. “Nessun Luogo” is an uneasy, neo-noir soundscape that is defined just as much by what it isn’t than by what it is. Describing the album’s overbearing, confined quality doesn’t emphasize how listenable it is — it’s like an excellent Vangelis or John Carpenter soundtrack without a silver screen source. It’s certainly not for everyone — especially if you like your black/doom metal a bit more, ah, bombastic. But despite its lack of volume or variety, “Nessun Luogo” is impressive stuff. If you’re willing to put your guard down, you could discover the audible riches lurking within its misleading packaging.
(Eric Seal)

Kult.pl | 7/10
Wyobraź sobie wolno płynący czas, zadymioną kawiarnię i sączącą się z głośników muzykę, która wprawia Cię w nastrój spokoju i relaksu. Taka właśnie jest płyta Nessun Luogo, wydana przez jednoosobowy projekt Asofy, u którego sterów stoi Włoch o pseudonimie Tryfar. Wydaniem zajęła się Avantgarde Music.
Jeśli zastanawiacie się, z jakiego gatunku może pochodzić takie „wyciszenie”, podpowiem, że sam autor określa swój twór jako dark, doom metal, ale można też zaobserwować wpływy post rocka. Nessun Luogo składa się z dziewięciu utworów spakowanych w unikatowe, ręcznie zrobione przez Tryfara pudełeczka. Jak wcześniej wspomniałam, mamy tu do czynienia z bardzo spokojną muzyką, dosłownie pozbawioną jakichkolwiek radosnych elementów. Specyficzna jazzująca perkusja połączona została z czystym, lekko rozedrganym dźwiękiem gitary i stłumionego basu. Figure Scure jest jak zderzenie z lodowatym podmuchem wiatru, słychać ledwie wypełzające z gardła słowa, które można pomylić z ciężkim, świszczącym oddechem konającego. Dopiero w drugiej części utworu następuje lekkie przyspieszenie uderzeń w werbel, jednak im bliżej końca, tym więcej mamy ciszy w utworze. Kawałek który wyróżnia się na tle innych to Memoria, jak na całe wydanie dość szybka, jeśli można to tak ująć. Słuchając mam wrażenie, jakby nagrana została improwizacja, bez charakterystycznego, zapadającego w pamięć fragmentu. Fosca oraz Orizzonte dodatkowo wzbogacone zostały o dźwięki jakby pochodzące z pozytywki. Słuchając jednego utworu, możemy spodziewać się, że następny będzie w podobnej stylistyce.
Zdarza mi się wracać do płyty Nessun Luogo, jednak zdaję sobie też sprawę, że nie każdego zachwyci materiał Asofy, tym bardziej że ten tegoroczny różni się od albumu Percezione z 2013, który był bardziej emocjonalny.Tu natomiast stykamy się z dość płaskimi dźwiękami.
(Magdalena Dalmata)

auxportesdumetal.com | 15/20
Sous le halo blafard d’une sombre ruelle de Milan, une guitare joue quelques notes inquiétantes, la musique est envoûtante, répétitive et saisissante. Derrière cette guitare, se cachent en fait les membres du groupe italien Asofy. On compte déjà deux albums à leur actif, plusieurs EP et un split avec Sleeping Village. Aujourd’hui sonne le grand retour de la formation milanaise, avec un nouvel opus intitulé Nessun Luogo.
Depuis ses débuts, Asofy joue un savant mélange de Black et de Doom Metal atmosphérique. Avec Nessun Luogo, le groupe radicalise sa musique en proposant une œuvre presque totalement atmosphérique, quasi uniquement instrumentale et très souvent au bord de expérimental.
Le résultat est fascinant, entre la sensualité extrême d’une voix susurrante et la profondeur des accords d’une guitare acoustique, délivrant des mélodies entêtantes élaborées sur la longueur. En radicalisant sa position, Asofy a perdu en puissance ce qu’elle gagne en ambiance. Chaque piste délivre une atmosphère particulièrement troublante, mais toujours envoûtante et bizarrement érotique. De cet érotisme qui confine à l’étrangeté, la tristesse et la noirceur des âmes.
La batterie joue un rôle crucial dans ce processus d’envoûtement des masses, son rythme est simple et répétitif, rassure l’auditeur face à des guitares très souvent angoissantes. Le chant, quant à lui, insuffle le trouble dans les mélodies avec sa voix spectrale et ensorcelante.
Il est clair qu’Asofy joue ici la carte de l’originalité, la formation milanaise s’éloigne des groupes de Black/Doom dans le genre d’Aphonic Threnody, pour se rapprocher de la mouvance Sol et de son dernier opus The Storm Bells Chime. Mais en perdant la puissance du Black Metal, Asofy perd aussi un peu de son intensité. Nessun Luogo reste très linéaire et finalement moins énergique et éloquent que le dernier Percezione et son chant lyrique à l’italienne (un peu à la Coil Commemorate Enslave). Malgré tout, le parti-pris est intéressant et a le mérite de bousculer un peu les clichés du genre.
Nessun Luogo propose un voyage envoûtant, entre l’érotisme inquiétant du Doom atmosphérique et la profondeur rassurante d’un ambient ritualisé.
(Mythos)

metalwave.it | 82/100
Asofy, un progetto che oggi ci propone il suo terzo traguardo intitolato “Nessun Luogo”, offre nove brani di incredibile black doom metal uniformato a contesti ambient. L’autore, il milanese Tryfar, offre un particolarissimo assetto musicale che pare addirittura andare controcorrente rispetto alle leggi di mercato, generando ambientazioni moderate, tenui, capaci di lasciare alternare il buio alle regole e alle leggi di natura. Nel corso dell’ascolto si percepiscono sentitamente, dolore e sofferenza attraverso le tenui note che vengono generate oltre che con la chitarra anche con effetti che paiono anche sfuggire ad un reale quanto concreta individuazione. Il punto forza dell’interno lavoro va sostanzialmente ad incentrarsi sul fattore dell’emotività che individualmente e soggettivamente va a colpire il senso dell’angoscia e della malinconia del singolo ascoltatore; non quindi tecnica doom black metal ma solamente senso di angoscia e ambient che vanno rendere decisamente desolante un quadro strumentale dal sapore magico per la sua tragicità. Anche il senso di angoscia si ravvisa nei rari sospiri e scream che restano come se soffocati da una forza ancora più diabolica; l’anima di chi ascolta non ha spazi per sfuggire a questa incredibile quanto viva sensazione così come il suo stesso conscio che perde il senso di dove sia la realtà andando così ed indirettamente a nascondersi nel “Nessun Luogo”. Particolarmente emozionanti la lunga esecuzione di “Figure Scure” da cui emerge il senso di impotenza dei più deboli difronte alle tenebre da cui vengono immediatamente avvolti ascoltando l’interno lavoro; ottima anche “Memoria” dove una soffusa batteria va a generare una base ad alcune note suonate con freddezza e malinconia. Un disco ottimo quanto toccante che riesce a superare il muro della percezione tra il bene e il male
(Wolverine)

invisibleoranges.com (premiere)
Black and doom metal’s adept see stylistic norms as a suggestion and assumed genre limitations as a challenge. Through the years we’ve seen Ulver break the mold with romantic folk inflections, Xasthur’s darkwave-tinted lenses, and Ephel Duath’s avant-jazz schizophrenia all broaden extreme metal’s horizons while still operating under the same banner. Why? Artistic intent is certainly key, but I also view these sorts of genre as an implementation of an underlying emotion. Even the most erratic, violent black metal carries a subdued sense of longing and desperation (for extreme examples, see: some of the melodies in Sort Vokter’s Folkloric Necro Metal or the exhaustion in any Bone Awl song). Obviously, this is a more radical view of a style so strictly defined by the majority of its fanbase, and yet artists like Italian black/doom metal duo Asofy share my belief in action.
Upon listening to Asofy’s third album, Nessun Luogo, their status as a black or doom metal band immediately comes into question. Multi-instrumentalist Tryfar’s (also of Sleeping Village, who could use some new material) instrumental work speaks to the sadness found in “depressive black metal” and the slow lethargy of doom metal, and Empio’s empty howls certainly echo the resignation of bands like Strid, but the actual execution places Asofy in a separate category, if only superficially. On the surface, Nessun Luogo has more to do with darkwave, post-rock, and maybe even some later-Earth-styled drone/doom metal, but it feels like a doomed black metal album, feeding off that feeling of desperation which is integral to so many great black metal releases. Thus inspires a philosophical debate – is intent separate from execution? Moreover, when does music fully depart from genre? Do such constraints even matter? Asofy’s uncomfortable, sparse, dark music draws from so many sources that its horizons appear to be limitless, but Nessun Luogo also feels like a genre distillation, if only based on emotion. The meditative, haunting music found on this album is the embodiment of what brought black metal from the second wave to this point in time.
(Jon Rosenthal)

necromance.eu | 6
Desde la glamurosa Milán, nos llega el sexto trabajo de ASOFY, “Nessun Luogo”. Esta banda es un proyecto particular de Tryfar, encargado de realizar toda la instrumentación y programación que encontramos en el álbum, incluyendo las voces, en las que también colabora Vocisconnesse. Editado a través de Avantgarde Music y Bruma Music, nos proponen un viaje atmosférico a un mundo irreal, aunque a la vez también es real, un mundo donde las personas van desapareciendo, se van borrando de la existencia. Y todo esto lo hace a través de nueve cortes, donde la mitad son instrumentales.
Sus piezas instrumentales, son solitarias e intimistas, repletas de melancolía como “Nemeton”, donde lo más llamativo es la ausencia de percusión, con una base de bajo muy presente en la que se apoyan las melodías de guitarra.  “Infine”, si guarda un toque de batería, en un corte muy oscuro y doom, al igual que “Orizzonte”. En este último introduce unas ambientaciones con samples y programaciones, que mantendrá al oyente en tensión durante su duración, creando un desasosiego interior, mientras el zumbido, que no molesta, se hace presente a lo largo de los casi 5 minutos de duración. El último tema instrumental, es “Piccola Disperazione”, triste, tétrica y con un toque funesto, recreando unas sensaciones oscuras y de suspense.
Por otra parte, los temas donde aparecen lamentos y unas voces misteriosas, tienen una cosa en común, su duración superando casi todos los 6 minutos, mientras se desarrollan en el tiempo. Este es el caso del corte inicial “Lontano da me”, con casi 9 minutos de agonía y desesperación. La música es muy intimista, pesada y cercana al doom, pero los alaridos y las exhalaciones en las melodías vocales, reflejan perfectamente un alma agonizante que se va apagando lentamente.
“Fosca”, abre una esperanza a la melodía y la luz, con algo más de espíritu liberador, aunque “Figure scure”, hunda ese toque en la miseria, manteniendo un ritmo apesadumbrado y lento, que parece apagarse por momentos, un tema que se me hace pesado y extenso en su duración. Pero con “Memoria”, me pasa lo contrario, aun no cambiando su estilo tan propio y personal de dark/atmospheric metal, pero encierra distorsión, juego con los tempos del corte y una melodía embriagadora, para mi uno de los mejores temas del disco junto al corte homónimo “Nessun Luogo”. En este último, mantiene un halo místico con samples o coros fantasmagóricos, incrementando el ritmo del tema en su parte central, y a pesar de sus casi 12 minutos se hacen muy amenos.
ASOFY, hace una música muy personal y no para todos los oídos. Su atmósfera agónica y repleta de oscuridad, lo consigue a la perfección, aunque a veces le falte algo de ritmo y se nos haga monótonas algunas composiciones. Por otro lado, temas como “Memoria” o “Nessun Luogo”, merecen mucho la pena escucharlos.
(Juan Angel Martos)

lordsofmetal.nl | 71/100
Asofy is een Italiaanse act en dit ‘Nessun Luogo’ is hun derde full-length. Asofy speelt een zeer abstracte vorm van black/doom metal. De stijl wijkt behoorlijk af van andere bands, hoewel sommige individuele elementen kunnen worden vergeleken met andere acts. De nummers voelen zich vaak meer als improvisaties dan iets dat door middel van repetities tot stand is gekomen. Langzame, bijna vrij vloeiende klaagliederen met een duidelijke depressieve premisse. Dit is muziek dat je echt met je totale aandacht moet beluisteren want anders wordt het gewoon onsamenhangend en willekeurig verdriet. Hoewel het totale gebrek aan een duidelijke structuur een wat veel is om een uur lang te doorstaan, is de sfeer overtuigend plechtig, somber en terneergeslagen. Sommige stukken lijken verwant aan Mar De Grises of Evoken met gelijkaardige effect op de luisteraar. Het meest geschikt voor fans van doom metal met een voorliefde voor het experimentele.
(Roel de Haan)

metaleyes.iyezine.com | 7,4/10
Nel 2013 avevamo avuto l’occasione di parlare del precedente full length Percezione, un lavoro che aveva lasciato più di una sensazione positiva; oggi ritroviamo il musicista lombardo con Nessun Luogo, disco che lo vede operare in solitudine non avvalendosi più di Empio alla voce.
Il concept ruota attorno al quartiere dove Tryfar è cresciuto e alle trasformazioni che ha subito nel tempo, fenomeno tipico di tutte le periferie, destinate con il tempo a smarrire del tutto quello scampolo di identità che qualche decennio fa conservavano non essendo ancora state del tutto inglobate dalle grandi città o invase dalle sue infrastrutture.
Nel lavoro non si percepiscono sentori nostalgici o particolari forme di rimpianto dovute ai cambiamenti: quella di Tryfar appare come una sorta di accompagnamento musicale messo in sottofondo mentre si sfoglia un album di fotografie che ritraggono un quartiere in diverse epoche storiche: non c’è empatia neppure nel constatare l’ineluttabile avvicendarsi della popolazione, vista alla stregua del taglio di un albero o dell’abbattimento di un edificio : lo stesso incedere musicale è all’insegna di una certa uniformità, quasi che Tryfar voglia sottolineare la sua estraneità ad ogni forma di turbamento dovuta a trasformazioni più formali che sostanziali.
Il sound è una forma di dark ambient che ben si sposa con le tematiche trattate: gli arpeggi sono avari di aperture melodiche decise, privilegiando una sorta di oppressiva sospensione delle emozioni, lasciando solo alla lunga e conclusiva title track accelerazioni e barlumi di fruibilità ad accompagnarne i testi declamati con tonalità che, per lo più, appaiono quasi un sussurrato rantolo.
Nessun Luogo è un opera che alza di molto l’asticella rispetto al lavoro precedente, e non è detto che tutti riescano necessariamente a valicarla, prima o poi: la proposta degli Asofy rifulge per profondità ed integrità ma è necessario lavorarla con pazienza e predisposizione per coglierne appieno il significato lirico e musicale.
(Stefano Cavanna)

truemetal.it | interview
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truemetal.it | 80/100
Terza fatica in studio per il progetto Asofy, in cui l’artista Tryfar ci racconta del quartiere in cui vive, di come la collocazione geografica permettesse una sorta di stasi temporale nel passato, e di come invece oggi i cambiamenti industriali abbiano trasformato tutto questo.
Emozioni rarefatte si alzano, e ci vengono così raccontate da questo artista. Non è certo il tecnicismo ciò che Tryfar va cercando, ma l’emotività, la capacità di creare ambientazioni che ci portano, in questo caso, in un ideale viaggio che personalmente intravedo in noi stessi. Tutti i luoghi, e nessuno, esperienze e sfumature che ognuno di noi potrà interpretare a seconda della strada che la vita ci ha portato a solcare.
Il sound è un ambient balck metal, introspettiva malinconia per nulla autodistruttiva, ma che porta a far riflettere. Coscienza la nostra in cui ci rifugiamo, rifuggendo in questo silenzio che dapprima ci soffocava, ma che ora, per familiarità troviamo accogliente, quasi non ne capissimo la vera natura. Così, ciò che prima ci era indifferente, ora diventa nostalgico ricordo, ciò che pareva un muro che non ci permetteva di crescere, ora diventa barriera che ci protegge.
Il suono del vento, la polvere alzata da esso che dipinge immagini prima nemmeno viste, ora si materializzano di fronte a noi, come d’incanto. Non ne coglievamo l’essenza, il valore, ed ora con mestizia ne rimpiangiamo lo spirito. Ciò che ci consola, è che tutto questo è impresso in noi, nella nostra memoria, in un arpeggio di chitarra, in tempi che dilatati via via ci raccontano di un cielo che sopra di noi cambiava e ci raccontava di una natura immensa, nella quale ci sentivamo piccoli piccoli. Da quel quartiere però, ci sentivamo un po’ meno sperduti, avvolti in un silenzio che ora abbiamo solo qui dentro, appeso al cuore.
Asofy è un suono raffinato, il buio di una notte gelida, la voglia di raccontare il sound della nera fiamma con introspezione. Nessun sofisma o dotta citazione,   “Nessun Luogo” è il rifugio che l’anima ci riserva, catarsi che ci riporta idealmente a casa, tepore che si spegne poi via via confrontandosi con la fredda realtà dei sensi. Viviamo una lotta che non ci darà mia pace, la cui sola presa di coscienza dell’inevitabile cambiamento delle cose ci regala quiete. Complimenti sinceri a Tryfar, la cui sensibilità e vena compositiva non deludono, augurandogli la considerazione che merita.
(Stefano “Thiess” Santamaria)

headbangerreviews.wordpress.com
I’ve always been fascinated by the realm of atmospheric black metal simply because of how many routes the style varying about who’s hands it’s put into. Lately, I’ve been on a search for more atmospheric than metal because I’ve never been able to get into a pure ambient record, but I wanted to try. In my search, I came across a name: Asofy. Been some time since I heard it, but the universe made me come back to this band, so I promptly investigated. Let me just say that this is truly something else.
Now, let me get something straight. If you’ve used your eyes and noticed that I’ve let out calling Asofy’s upcoming piece, “Nessun Luogo”, metal in any sort. That’s simply because what Asofy has created here isn’t metal. It’s not rock, pop, techno; nothing that any modern genre classification can fully suit. “Nessun Luogo” is an atmospheric piece that I tagged as black only because there’s this subtle hostility in the mix of the record that’s like a presence in the dark: you feel it there, but it’s just faint enough to where you can’t get a solid lock on it or where it’s coming from. That feeling persists through all of the nine tracks that make up “Nessun Luogo”, and they truly do make for a hell of an experience. This album is an absolute roller-coaster that constantly takes you to new places in this melancholic universe that Asofy seems to weave without effort. The album’s cover art is really ambiguous, as you can tell, as I’ve no fucking clue what Asofy was going for with it outside of slapping their logo right in the center, but it does a real nice job at reflecting the darkness and almost abstract nature that we get with “Nessun Luogo”. Then there’s the fact that there are real instruments on this album (guitars, bass, drums; all that good stuff), and they make all the create experience that “Nessun Luogo” weaves for us, but there are vocals, though. They’re just way in the back, most likely indecipherable, but that’s perfect because it just adds to the already brilliant and weird nature that is this record.
For anyone who’s been wanting to find then next oddball album that can really create something special, then this is precisely what you need. Asofy has made a very atmospheric piece that really transcends classifications and just lets the music do 100% of the talking, and that’s a very sweet thing if you’re anything like me. “Nessun Luogo” gets two thumbs up from me and is something that I highly recommend to anyone looking for that piece to kick back and drift off to.

heidnir-webzine.com
Au risque de vulgariser la chose et de m’attirer les foudres de certains lecteurs, le black metal est écouté par une grande partie de ses adeptes pour son animosité et pour sa violence manifeste. Cela ne concerne évidemment pas tous les groupes, il s’agit simplement d’une tendance. Ainsi, même lorsque nous nous égarons un peu, nous retrouvons cette notion très noire qui est l’essence même de ce genre musical. Cependant, certains groupes choisissent de repousser les limites du black metal pour en explorer tous ses recoins, et donc de lui associer des caractéristiques fort peu répandues. C’est le cas de Asofy, qui nous livre en ce début d’année 2017 un album très atypique.
Si vous faites, comme moi, partie de ceux ayant connu le groupe italien grâce à son dernier album, Percezione, vous savez que le duo lombard n’évolue pas dans la même catégorie que la grande majorité des groupes de black metal. Il n’est pas là question de qualité, simplement, la musique de Asofy échappe à toute catégorisation, à toute classification, comme si son identité ne devait être connue sous aucun prétexte. Lorsque l’on a affaire à un album émanant du label, italien lui aussi, Avantgarde Music, on sait qu’on ne va pas tomber sur un album commun. Mais c’est peu dire que la tendance se confirme avec Nessun Luogo.
Que peut-on dire de la musique de Asofy ? Nous sommes au moins sûrs d’une chose, même si elle paraît simple, elle peut se montrer aussi complexe qu’impénétrable. La base est black metal, sans contestation possible, mais qu’en est-il de la suite ? Certains pourraient y voir des variations post-rock, d’autres des touches blackened doom ou ambient. En vérité, la musique du groupe italien fait partie de celles qui se modélisent différemment selon l’expérience et selon les attentes. D’une part, entendez par là que vous aurez besoin d’une certaine réceptivité vis-à-vis des albums qui sortent de l’ordinaire. D’autre part, ne comptez pas vous laisser porter par Nessun Luogo si vous n’appréciez pas à sa juste valeur les rythmes lents dans le black metal. Car il s’agit là de la particularité de cet album.
C’est peu dire que cet album se montre léthargique. Dans le black metal moderne, on trouve de plus en plus de groupes incluant des pistes lentes et méditatives pour casser le rythme effréné d’un album qui se veut vigoureux. Mais tout un album consacré à cette espèce d’apathie ambiante, c’est assez déroutant pour ceux qui n’y sont pas habitués. À ce titre, vous comprendrez fort aisément que Nessun Luogo ne convient pas à n’importe qui, ni même à n’importe quel moment. Les guitares moroses accompagnent une batterie qui semble sur le point de sombrer dans un sommeil de plomb. Les rares chants en italiens viennent vous chuchoter des insanités avec une douceur qui va de pair avec le climat intimement malsain de l’album. Nessun Luogo est un album qui se montre suave, onctueux même. Il ne tombe jamais dans l’excès de décibels ou dans la cadence, et dans le cadre d’un album de black metal, c’est tout à fait plaisant.
Nous avons tous besoin d’une rupture de temps à autre, et cet album joue ce rôle à la perfection. Une espèce de côté macabre anime l’album de bout en bout. Vous serez surpris de ressentir une certaine appréhension à l’entame de certains titres, comme si vous redoutiez ce qui était sur le point de se produire. Du black d’avant-garde ? Peut-être, mais Nessun Luogo va bien au delà de l’étiquette. C’est le genre d’album qui se suffit à lui-même. La musique vous parvient sans artifice, avec une authenticité toute conservée. Le superflu n’encombre pas Asofy, le duo lombard sait exactement de quoi doit être composée sa musique, et l’ouvrage est réalisé avec une précision d’orfèvre. Nous noterons peut-être un léger manque de variété entre les titres, et certains problèmes d’équilibrage. En effet, les basses viendront parfois gâcher quelque peu votre plaisir si vous avez l’habitude d’écouter votre musique à l’aide d’enceintes.
Mais très honnêtement, ce serait faire insulte à ce merveilleux album que de mettre l’accent sur ses légers points faibles. Nessun Luogo est un album qui se veut délicat et porté sur la contemplation. La contemplation de ce que la musique peut vous apporter de plus apaisant, de plus subtil et de plus ombrageux. Le travail des italiens est tel que la moindre note jouée a une incidence maximale sur le voyage auditif que vous êtes en train d’effectuer. La quiétude que vous pourrez ressentir en écoutant l’album pour la première fois va vite s’envoler au profit d’une aigreur veloutée que vous aurez plaisir à défier. Asofy éveille vos sens à l’aide d’un album coup de poing qui fera date dans la carrière du groupe. Un album particulier, certes, mais une vraie révélation pour les lombards. La victoire de l’élégance sur le déchaînement.
(Maxime)

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