Percezione (album)

Stereo Invadersstereoinvaders.com . 8,5
Percepite quel senso di oppressione e di dolore che attanaglia il vostro cuore?
Sensazione dalla quale fuggite, ma nella quale ora vi ritrovate immersi. Scappate, per riempire un vuoto. Ora però vi fermate, scendendo in questo silenzioso buio che vissuto a pieno, vi donerà finalmente la pace. Così, tra angoscia e contemplazione, ascoltiamo l’ultima fatica in studio degli Asofy, progetto che già incrociammo su Stereo Invaders, e che ora incontriamo di nuovo con immenso piacere. Il sound proposto è un introspettivo Doom Metal dalle tinte Black, arricchito da divagazioni melodiche che definiremmo Post Rock ed Avanguardistiche. Ossessioni che si affievoliscono, e che si perdono in melodie dissonanti, per poi ricadere in una turbinio di angosce nere. Tutto questo veleggiare in un mare cupo e piatto, diventa momento di riflessione profonda, punto in cui trovare il tempo per tirare le fila di esperienze, così da trarne forza, ed insegnamento. “Percezione” è il filo che ci lega a ciò che ci circonda, quel qualcosa che non si riesce sempre a spiegare, ma fa vibrare dentro. Gli istanti più acustici del full-lenght sono carezze per un languido arrivederci, corpo che lasciamo dietro di noi, grazie a meditabonda estasi. Full-lenght intenso, che alterna melodie ad una ferocia lenta, ma incalzante. Dovrete fare molti ascolti per apprezzare a pieno questo disco, dimostrazione di come si possa fare musica estrema, esprimendo tale rabbia in modi tanto diversi, quanto intimistici. Vi consigliamo vivamente l’ascolto, ne varrà davvero la pena.
(Thiess)

Black Terror Metal . blackterrormetal.com
Seguiamo sin dagli esordi questo duo milanese, finalmente arrivato al secondo capitolo discografico, a distanza di tanti anni da quel “ebYm” che tanto ci impressionò. Con “Percezione” gli Asofy confermano il loro status di creatura sociopatica e atipica nel panorama black metal italiano. Il loro modo di leggere la musica è un affresco critico e moderno della nostra società oggi e dai testi si capisce molto chiaramente il loro messaggio. Penso che definire gli Asofy, parte della corteccia del rock italiano non sia un insulto, poiché la loro musica prende in effetti spunto dalle band “alternative rock” più introspettive del panorama italiano, sia nei testi, ma anche nella musica, che affronta con leggera tristezza fraseggi chitarristici post-rock, in un ambito “black metal oriented”. Alcuni lettori si chiederanno in che filone inserire Asofy, ma la verità è che non ci sono molte band come loro oggi. Certamente sono gli unici in Italia e fra i pochi al mondo in grado di unire atmosfere “post-rock” con il black metal, riuscendoci con una forte personalità.
“Percezione” è un trionfo dell’oscurantismo, un truce affresco che accompagna perfettamente i nostri pensieri e i nostri sogni. Non di certo qualcosa di immediato e facilmente assimilabile, per questo temo che la band italiana rimarrà qualcosa di raggiungibile a pochi, ma quegli eletti rimarranno certamente colpiti emotivamente da una musica creata con la passione e che trasmette passione, emozioni vere.
Gli Asofy sono una delle più internazionali delle nostre band, una delle poche in grado di raccogliere apprezzamenti oltre il suolo italiano. Da supportare, sempre.
{Mirror}

TrueMetal . truemetal.it . 68
Chi sono gli Asofy? La loro scheda biografica è piuttosto parca di informazioni ma, spulciando qua e la per la Rete, si riesce a tracciare un quadro di riferimento. Se, come me, non avete mai sentito parlare del duo prima di mettere le mani su questo “Percezione”, magari sarete interessati a conoscere l’evoluzione di questo gruppo. Il progetto affonda le sue radici nell’ormai lontano 2000, sotto l’egida del polistrumentista e fondatore della band Tryfar che, fino a oggi, è stato anche l’unico deus ex machina, la mente e il braccio che ha generato e portato in essere il primo EP e lo split album che costituiscono i primi capitoli della discografia dei nostri.
Dopo nove anni dalla sua nascita, il gruppo perde la sua connotazione singolare e burzumiana con l’arrivo del cantante Empio. I due, evidentemente, riescono a canalizzare in maniera efficace le proprie energie; è proprio dalla sinergia tra i due elementi, infatti, che nasce il CD che ci apprestiamo ad analizzare.
Nei quasi cinquanta minuti che compongono “Percezione”, gli Asofy intraprendono un viaggio introspettivo, un percorso musicale piuttosto cupo e caratterizzato da alcuni elementi stilistici ben definiti che si ripropongono per tutta la durata dell’album: i suoni che si avvicendano per creare l’intelaiatura delle quattro tracce di quest’opus sono ossessivi e soffocanti, riff viscosi e martellanti si alternano a fraseggi d’atmosfera freddi e metallici, in un lento e implacabile susseguirsi di arie in cui ci si deve perdere e abbandonare. Il duo ci propone un black metal angosciante e disumano, una musica che porta alla memoria progetti come quello del già citato Burzum o degli irlandesi Altar of Plagues. Una vera stretta allo stomaco che, di certo, non si può approcciare con disinvoltura.
Perdersi, come dicevo, è una necessità per poter godere a pieno del nuovo album della band: “Percezione”, infatti, è un’opera di difficile approccio e altrettanto difficile da digerire. Le soluzioni stilistiche adottate non permettono certo all’ascoltatore di interiorizzarlo senza dedicargli la dovuta attenzione. La riproposizione maniacale di fraseggi opprimenti, a volte davvero troppo insistente, è uno degli scogli più grandi da sorpassare per poter apprezzare questo CD; armatevi di pazienza e non irritatevi poiché, se riuscirete a superarlo con successo, la strada sarà tutta in discesa e potrete godervi le allucinanti atmosfere generate dallo sforzo congiunto dei due artisti.
I testi, completamente in italiano, sono interessanti ma, duole ammetterlo, non particolarmente valorizzati in fase di produzione. La voce di Empio pare un semplice complemento all’esecuzione di Tryfar, tanto da sembrare un mero accessorio rispetto alla parte strumentale; il fenomeno arriva anche a raggiungere picchi allarmanti quando, in alcune sezioni del disco, le parti vocali risultano completamente sopraffatte, dando la sgradevole impressione che il cantante si esibisca in un’altra stanza. In queste condizioni, seguirlo può diventare una vera fatica. Fortunatamente, il fenomeno non si ripropone per l’intera durata del disco, ma è innegabile che l’effetto finale lasci a desiderare e che sminuisca quello che, invece, sarebbe potuto essere uno dei punti focali dell’intera produzione.
Dopo aver trovato la risposta alla domanda introduttiva e passato sotto il nostro occhio indagatore l’intera opera, non resta che porci un’ultima domanda: vale la pena investire il nostro tempo e il nostro denaro in “Percezione”? Sicuramente, il disco non è scevro da difetti; alcuni di essi sono imputabili direttamente ai due membri della band, mentre altri sono più propriamente riconducibili al confezionamento dell’album stesso. Tuttavia, gli Asofy sono un gruppo decisamente interessante, in grado di proporre della musica particolare con un timbro personalissimo. Una realtà da tenere sotto controllo con particolare attenzione, un frutto della nostra penisola che, se adeguatamente coltivato, potrebbe dar vita a qualcosa di decisamente intrigante. Nel mentre, non posso che consigliare questo CD a tutti coloro che, in passato, hanno amato i lavori di Varg Vikernes o che, più recentemente, si sono entusiasmati con il recente exploit dei Progenie Terrestre Pura.

(Damiano “kewlar” Fiamin)

Metallo Italianometalloitaliano.it
L’Avantgarde è diventata, nel corso degli anni, non solo un’etichetta discografica importante nella scena underground (ma non solo), ma quasi un marchio di fabbrica, a tal punto che quando parliamo di una band della “scuderia” Avantgarde, sappiamo già – per sommi capi – con che tipo di sonorità andremo a confrontarci. E questo, lungi dall’essere un difetto, è, anzi, un bell’esempio di fedeltà alla propria bandiera (da non leggersi “coerenza” che troppo spesso fa rima con “ottusità”) ma, soprattutto, di fede nel proprio progetto.
Gli Asofy, progetto ideato e condotto da Tryfar, inizialmente come one-man-band e poi evolutosi in duo con l’entrata dietro il microfono di Empio, dopo la pubblicazione nel 2001 del loro primo disco “ebYm”, hanno dato alla luce nel maggio dell’anno scorso (2013) il loro secondo full lenght per Avantgarde Music: “Percezione”.
La proposta musicale degli Asofy si configura quale interessante commistione tra black, post-rock, doom, con inserti dark/ambient, il tutto abilmente dosato e mescolato. Se un buon termine di paragone per inquadrarne la proposta musicale potrebbero essere gli Isis, durante l’ascolto potrebbero percepirsi altre similitudini: in qualche punto, io personalmente, ci ho ritrovato qualcosa dei “Fall of Efrafa” soprattutto delle sonorità di “Inlé”…ma ovviamente il tutto resta sul piano soggettivo.
Il cammino delle quattro tracce che si dispiegato su 50′ di durata, ci trasporta dalla luce (“Luminosità”) fino al buio pesto (“Oscurità”) attraversando le fasi intermedie di grigio a sfumare (“Saturazione” e “Ombra”). Ogni traccia, adattandosi al grado di luce del titolo che porta, segna una svolta nel suond dei Nostri: “Luminosità” si definisce per l’apertura ariosa dei passaggi di chitarra acustica e per ritmiche di batteria quasi in costante mid-tempo, diventando però più claustrofobica, serrata e scura man mano che si avvicina alla “Saturazione”. La seconda song si delinea subito come “altro” rispetto a quella precedente, diventando più cupa e decadente, con accelerazioni, cambi di tempo e chitarre distorte e morbose, così come il cantato che vi si adagia sopra. “Ombra” è un viaggio in un tunnel oscuro in cui viene fuori, più che nelle altre composizioni, la matrice ambient/depressive in cui anche il cantato assume, per la prima volta dall’inizio dell’album, una personalità specifica in linea con la musicalità che ne è cornice, prendendo le sembianze di uno scream efferato. Chiude le danze “Oscurità” che, come il titolo già preannuncia, fa calare le tenebre grazie ad una lentezza esasperata ed asfissiante vicina a certe sonorità doom e, per certi versi, funeral.
Una piccola sbavatura, in un lavoro tutto sommato ben riuscito, è rappresentata, a mio parere, dalle linee vocali. Mi sembra ottima la scelta di proporre dei testi in italiano, ma il cantato resta a volte troppo distaccato dalla cornice musicale nella quale va ad inserirsi, dando la sensazione di non omogeneità tra, appunto, voce e musica, sballottando l’attenzione dell’ascoltatore, indeciso se concentrarsi sull’una o sull’altra. La versione screaming proposta su “Ombra”, mi è parsa, a tal proposito, la più convincente e la meglio inserita nel contesto.
Nel complesso, comunque, “Percezione” è un album che si fa ascoltare volentieri dall’inizio alla fine. Non ci scordiamo però che siamo su territori altamente sperimentali ed avanguardistici… quindi è d’obbligo lasciare “ai posteri l’ardua sentenza”.
(Valerio Fantin)

In Your Eyes Zine . iyezine.com . 8
Nati all’inizi del secolo come progetto solista di Tryfar, i milanesi Asofy ritornano a pubblicare un album dopo quello d’esordio datato ormai 2001 , intervallato da un Ep nel 2007 ed un più recente split con gli Sleeping Village.
La novità rispetto ai lavori citati è che la parte vocale e lirica, rigorosamente in lingua italiana, è stata affidata in toto ad Empio, lasciando a Tryfar il compito di occuparsi esclusivamente del suo percorso musicale che va a lambire, di volta in volta, le sponde dei generi maggiormente ammantati di oscurità, quali black, doom, depressive, post-metal e dark ambient.
E, in effetti, il connubio tra l’impalcatura sonora voluta dal polistrumentista lombardo e le vocals del suo sodale appare vincente, poichè i tre quarti d’ora abbondanti di musica contenuti in Percezione sono tanto difficili da assimilare quanto appaganti nel momento in cui si riesce a penetrare attraverso la spessa corazza di incomunicabilità creata dall’efferata esposizione dei testi, grazie ai frequenti spiragli lasciati aperti dalla componente strumentale.
Chiamatelo black avanguardista o come meglio vi aggrada, ma ciò che maggiormente interessa è constatare quanto il lavoro degli Asofy sia fondamentalmente un’opera che trasuda personalità e chiarezza d’intenti e nella quale Tryfar riesce nella non facile impresa di imprimere nelle menti degli ascoltatori quattro lunghi brani dalle diverse peculiarità ma accomunati da un mood oscuro, talvolta disperato, in altri momenti intriso di un profondo nichilismo, sempre in grado comunque di fare breccia nel cuore e nella mente di chi si lascia trasportare dalla musica senza porsi alcun limite precostituito.
Indubbiamente la scelta di Empio di ricorrere per lo più ad una voce urlata, che non è neppure definibile come un classico screaming di matrice black, può costituire un elemento di disturbo per chi è meno avvezzo a sonorità di stampo estremo ma, in realtà, rappresenta al pari della parte strumentale un tassello fondamentale per lo sviluppo dell’album proprio perché, con Percezione, gli Asofy non vogliono portarci a spasso per lande fiorite bensì scaraventarci senza misericordia negli abissi più reconditi dell’esistenza umana.
Un’altra ottima opportunità di ascolto per chi predilige tonalità oscure striate da fiochi bagliori di luce.
(Stefano Cavanna)

Metal . metal.it . 7,5
Una lenta discesa dalla luce dentro l’oscurità, una discesa inesorabile e non per forza negativa. In definitiva un viaggio dentro la propria percezione del mondo: questo il significato simbolico del nuovo lavoro degli Asofy, duo italiano dedito a quella particolare miscela sonora che spesso viene definita avantgarde.

Un termine, quest’ultimo, che vuol dire tutto e niente e che questa volta si concretizza in quattro lunghissimi brani, tutti oltre i dieci minuti, tra le cui note liquide dilatazioni post-rock, di scuola Mogwai o Godspeed you Black Emperor, convivono col marciume del black metal e la pesantezza e l’ossesività del doom più nero e funereo al quale possiate pensare.

“Percezione” non è un lavoro facile da digerire. Esso è dolore, introspezione, abbandono. E’, come detto all’inizio, un viaggio e del viaggio ha la struttura e le dinamiche. I brani non seguono, dunque, il solito schema canzone, ma sono interminabili tappe in cui chiaroscuri musicali si alternano a vocalizzi declamativi rigorosamente in italiano, dolci arpeggi lasciano il posto a violente dissonanze o ossessivi pattern sprofondano all’interno di rallentamenti che ti si appiccicano addosso per il loro sudiciume senza che sia facile liberarsene.

Solitamente l’avanguardia italiana, scena molto ricca di esponenti ma povera di qualità, non riesce a concretizzare le sue idee in un prodotto definito e realmente comunicativo: gli Asofy sono una piacevole eccezione e “Percezione” un album di spessore che spero non debba mancare nella collezione di chi ami viaggiare nella propria anima alla ricerca del buio che vi alberga.
Ipnotici.
(Beppe “dopecity” Caldarone)

Metallized . metallized.it . 77/100
La nostra penisola non brilla particolarmente per un’ispirata presenza sulla scena metal di band black/avanguardiste. Per altro, questa mia forte e categorica affermazione va intesa correttamente: un imponente underground di band che riescono ad aggiungere qualcosa di personale alla scena c’è, esiste ed è pure molto rigoglioso (alcuni sosterrebbero persino in maniera eccessiva), ma, allo stesso tempo, poche, pochissime band riescono a compiere l’ultimo passo decisivo per raggiungere sonorità internazionalmente ed unanimemente riconosciute e condivise, soprattutto se ci sforziamo di paragonare la scena black/avanguardista italiana ad altre realtà connazionali ben più solide come quelle prog, folk o power.

Senza considerare come pietra di paragone l’omphalos del mondo per questo genere di musica, la Scandinavia centro-occidentale, la quale, fino al raggiungimento di periodi temporali medio-lunghi di rielaborazione storico-musicale, si troverà sempre un’idea più in là rispetto al resto del mondo, non si può negare, ragionando e comparando in un’ottica globale, che diverse altre scene musicali straniere come la Francia (Pensées Nocturnes, Deathspell Omega, Blut Aus Nord) od il Canada (Gris, Sombres Forêts, Miserere Luminis) siano riuscite a metabolizzare queste novità musicali prima di noi, o, per lo meno, ad interpretarle secondo canoni stilistici sicuramente più vincenti.

I motivi per cui molte fra le band nostrane non riescono ad emergere sono molteplici e multiformi: a volte è la mancanza di un proprio, vero ed originale sound distintivo ad affossarle; altre la difficoltà nel venire sponsorizzati da grandi etichette, con la conseguente nascente difficoltà ad entrare in un mercato già di per sé di nicchia come quello black metal; spesso pure l’imponente e travolgente fiume in piena di continue uscite amatoriali compromette la conoscenza e l’apprezzamento di una singola band emergente che ha davvero qualcosa di autentico e genuino da poter comunicare.

Del resto, e non invento nulla affermandolo, già Goethe ne I dolori del Giovane Werther sosteneva una visione dell’esistenza umana frammentaria ed insondabile alla ragione, nella quale l’uomo è incatenato ad una conoscenza del reale filtrata da tutta una serie di limiti biologici, culturali, spazio-temporali e sociali, i quali permettono una comprensione del mondo circostante fondata solo su di un’intuitiva ignoranza e su supposizioni, rendendolo, di conseguenza, così come ci appare ai nostri sensi: schizofrenico e fuori da ogni logica, ma, più di tutto, spaventoso.

Ed è proprio a motivo di questa analisi che, con sommo piacere, ho la possibilità di presentare una band italiana, milanese d’origine, chiamata Asofy, la quale suona un black sperimentale, tendente al doom, al tempo stesso non scevro da influssi post rock o depressive.

Dopo la pubblicazione nel 2001 del loro primo buon disco, ebYm, un EP ed uno split con gli Sleeping Village, nel maggio 2013 è uscita la seconda fatica di studio degli Asofy, intitolata Percezione, sotto la Avantgarde Music.

Mentre in passato la band rappresentava, su scia burzumiana, un paradigmatico esempio di one-man band, oggi il gruppo è composto dal polistrumentista ed unico songwriter Tryfar, mentre le linee melodiche vocali sono eccezionalmente affidate ad Empio.

L’introspettivo viaggio di Percezione si snoda sinuosamente tramite quattro soste sul cammino della nostra anima per una durata complessiva di cinquanta minuti, e, un po’ come tutti noi, nasce dalla luce per poi morire nel buio, come rivela la sequenza dei titoli di questo concept.

La prima è Luminosità, la quale si apre con una chitarra acustica accompagnata da decadenti e grigie atmosfere suburbane create dai sintetizzatori. Le melodie delle chitarre sono alienanti, ripetitive, la batteria suona in modo non troppo veloce, ma molto greve e cadenzato, come a voler far chiudere lo stomaco all’ascoltatore ad ogni colpo di grancassa, mentre il quattro corde, mai affatto penalizzato dal mixaggio, si sente costantemente grazie al suo suono pieno e massiccio, riverberandosi flessuosamente sul flemmatico tempo di batteria tramite i suoi accordi rivoltati.

La musica fa proprie ed unisce atmosfere oscure e tenebrose, tipiche del black, ad una ricerca musicale post-metal e progressive, stilisticamente riconducibile agli Isis, presentando in aggiunta un sound ed uno stile proprio originale, tra il doom ed il depressive, creato anche grazie alle linee vocali di Empio, sempre ferali e fosche, pur settate in background, come un lontano temporale sullo sfondo del paesaggio sonoro di questo Percezione.

La seconda del lotto è Saturazione, già più cupa ed inerte per nome e melodie rispetto a Luminosità. Aggirandosi sui dieci minuti, è la canzone più breve dell’intero full-length, ma, al pari di tutti gli altri brani, non manca assolutamente d’ispirazione compositiva ed attitudinale; le chitarre sono più convulse e maggiormente distorte rispetto alle altre tracce dell’album, la voce riesce camaleonticamente a risultare ancor più spettrale, compare qualche timido accenno di blast beat, per altro mai invadente, scomparendo spesso in soffocati sussurri. L’interludio a metà traccia, dominato dal quattro corde e dalla sua triade di do, è di una delicata e decadente bellezza, la quale lascia trapelare la soave originalità della band e permette all’ascoltatore di immaginarsi mentre vaga solitario a piedi sotto una pioggia battente e luci artificiali alla ricerca di un mondo parallelo rispetto a questo.

Ombra è la terza traccia del full-length, perfettamente compiuta e riuscita nei propri intenti compositivi: è la traccia più d’ambiente dell’intero Percezione, ma anche quella che segna, tramite molti accordi in minore, il definitivo passaggio dalla luce all’oscurità, dalla speranza al pessimismo, rasoiando la sei corde diversi riff che hanno il sapore derivativo di cupi pentagrammi depressive black.

Chiude questo viaggio esistenziale morente nel buio la quarta ed ultima traccia del full-length Oscurità, un fosco ed appannato filtro che cala dall’alto sull’esistenza umana, disorientandola e soffocandola. La canzona è lenta, asfissiante, come se la cinerea cappa di ombre, colori e false impressioni che questo Percezione rappresenta, dopo essersi addensata sopra l’ascoltatore per tutta la durata del full-length, si fosse nebulosamente dissolta intorno a lui, trafiggendolo nella psiche tramite innumerevoli aghi bianchi e lucenti. La sei corde, suonata in modo molto minimale, utilizza in modo freddo e tagliente il tremolo-picking; il basso affligge, tramite la sua corda di mi, del suo pesante e massiccio groove tutto il brano, sospeso anche da due ispirati interludi, mentre la batteria risulta molto cadenzata e scandita suonando in 4/4, per lo più solo il tempo forte della battuta ed il mezzoforte di grancassa sul quale il primo si infrange, ad una velocità di poco superiore ai 60 bpm. Il punto di forza della traccia è rappresentato, però, soprattutto dalle linee melodiche vocali, le quali risultano ancor più raschiate e scorticate grazie all’utilizzo di un modulatore, il quale dona un’aurea malevolmente trascendentale ad Empio. Il vacuo finale del brano, supportato da poche note di tastiera, svanisce nella fulgida ombra autunnale del Duomo di Milano.

Abilmente il male ha avvolto la luce.

Tutto ciò considerato, gli Asofy con Percezione si rivelano una bella e promettente realtà italiana, dotata di un’affascinante abilità a sintetizzare in maniera profonda e compiuta poliedriche influenze musicali entro uno sfondo sonoro decadente ma avanguardista, desolante ma mai scontato.

Unico importante difetto che mi sentirei di rilevare all’interno di Percezione è l’inserimento delle linee vocali, non sempre appropriate ed aderenti rispetto alla sezione strumentale, risultando a volte troppo sintetiche e distaccate per un genere come il black/doom metal.

Ad ogni modo, Percezione degli Asofy rappresenta un’ottima uscita avanguardista italiana di questo 2013, sicuramente valido di un acquisto, e colora di speranza, anche grazie ad altre band emergenti come i Progenie Terrestre Pura, il futuro di un quadro musicale dove il bel Paese sta emergendo sempre più con coraggio ed ambizione.

La killing track è Ombra.
Disco multiforme.
(Lorenzo D’Amico “Wild Wolf”)

Doom Metaldoom-metal.com .
Asofy are Italian, from the hinterlands around Milan – where so many hybrid-black experimental projects have spawned – and currently on the books with Roberto Mammarella’s Avantgarde Music – he of MonumentuM fame, as well as having a fantastic eye for picking up esoteric, high-quality releases – and that, in itself, may already be enough information to see where this is heading.

As solo works under the band name, Tryfar (all instruments and music) released a 2001 debut (‘ebYm’) and 2007 EP follow-up (‘Lento Procedere…’). In 2009 he joined up with Empio (vocals and lyrics): although since contributing to a split album (‘Information/Noise’, with Sleeping Village), ‘Percezione’ represents their first full-length work together. It’s a conceptual piece, the sequence of tracks – Brightness, Saturation, Shadow, Darkness – recording the fall from grace of a demon specifically more prosaic and ordinary than Lucifer Morningstar. Befitting the less-than-High-Biblical sweep of the storyline, it’s a somewhat subdued and melancholic affair: the aftermath of the ‘war in heaven’ for a bewildered foot-soldier from the trenches, if you like, cast down, but not from a position of pride or glory. Interestingly, though, Asofy do not consider the descent to be a wholly negative process – leading, as it does, to a new earthly paradigm – and this is reflected in the way the album picks up a certain amount of pace and impetus as it unfolds.

From a slow-building introduction that invites some musical comparison with Godspeed You! Black Emperor‘s early work, ‘Percezione’ swiftly sets out a raw, textural template founded on hypnotic, repetitive, slowly-evolving patterns blended in with outbursts of heavier, faster Black Metal-influenced aggression. Taken as a whole, the cycle begins and ends with doomier, dreamier tracks ‘Luminosità’ and ‘Oscurità’ enclosing the punchier, more dynamic ‘Saturazione’ and ‘Ombra’. In between, what you will largely be listening to is guitar, comprehensively-programmed drums and vocals, each of which has a quite distinct character.

The guitars – including those supplied by guest musician Stefano de Ponti – are the backbone of the musical tapestry, omnipresent and working in shades that encompass plenty of reverb-heavy semi-acoustic melodies mixed in with distortion, dissonance and grinding riffs which nonetheless hangs together, overall, in a harmonically-balanced way. Behind them – or, often, mixed high and to the forefront – the drums are quite noticeable and cymbal-laden. I’ve only assumed they’re programmed from the crisp, slightly-synthetic sound: if so, it’s an impressive piece of work, as the variety on display could easily be the work of a real human sitting behind the kit. Finally, the vocals – in native Italian, and all the better for that (despite the need for Google Translate’s assistance with the accompanying printed lyrics) – are an unusual combination of hoarse whispers, snarls and harshly tormented growling shrieks. Not only are they atypical of Death, Doom or Black harshness, but they often run counter to the underlying musical theme in a way that should sound hopelessly at odds but somehow fits in remarkably well.

Each track is a journey based around those three elements, all of them clocking in at over the ten-minute mark, which allows for plenty of expansion of the ambience and atmosphere of their themes. It is quite easy to get sucked into their hypnotic ebb and flow of building through relatively simplistic iterations and end up not really noticing the length – something that works really well on the gentle closing section of ‘Luminosità’, for example. The layered transitions, where the music shifts between its differing influences rather than blending them together, add a further level of interest to proceedings. Second track, ‘Saturazione’, is the only place where this formula falls a little flat: the main motifs are a little too grating and repetitive to attain the same degree of absorption, rendering it dull and overlong. Fortunately, it’s immediately rescued by the screaming crescendos of ‘Ombra’, the most traditionally dynamic track of the album, before subsiding into the darkly mysterious mood and whispered horror-vocals of ‘Oscurità’.

As you may be able to guess, I find this, on the whole, to be a quite fascinating experimental/hybrid work that defies any simple genre label (if I were to invent one it would probably have to be something like Post-Blackened/Ambient Doom…). It’s been well thought-out and well-crafted, structured with some discipline, yet retaining a sense of Italian flair and theatricality. Significantly more instrumentally-inclined and atmospherically-slanted than most Black-influenced projects, it’s stripped-down and skeletal enough to also defy any easy comparisons – most of which would be partial and misleading. It’s simply esoteric, far off the beaten track, and well worth investigating.
(Mike Liassides)

Metal Reviewv2.metalreviews.com . 75/100
Two full-lengths in thirteen years is a slow release rate for any band, and these Italians have certainly kept their output to a minimum, releasing only an EP and a split between this and their debut, ebYm, in 2001. More post-rock than black metal, Asofy occupy a curiously niche spot in the genre, focused on atmosphere and melody but with enough of a dark, blackened influence to make Percezione (‘perception’) firmly of the underground. Much of the darkness comes from the vocals, which intermittently rasp and rant over the top of the otherwise pleasant music dementedly, giving the music a curiously dreamlike vibe. It’s all somewhat like a minimalist Cult of Luna piece, with the drums often the most violent element relative to the other instruments, which seem content generally to wander, focusing for periods and then fading back into the general soundscape.

Oddly reflective in tone and engrossing in effect, Asofy taking the four-long-songs route means that this really is an album for the patient, those willing to sit and allow the band to create a soundscape around them. Although there are differences between the tracks, it takes a couple of listens to really notice. And they’re only small differences; Ombra is a little groovier, the closing Oscurita is more hesitant and mournful. Personally, the vocals detract from the atmosphere for me, and the album would do better without them at all – yet this does seem to be an album that will say different things to different listeners. Often at its best when in moments of calm, Percezione won’t appeal to all black metallers, but those with an interest in the more leftfield, experimental wing of the genre will find Asofy’s music oddly fascinating.

Killing Songs : Ombra, Oscurita
(Zadok)

The New Noisethenewnoise.it .
L’ultima volta che si era sentito parlare di Asofy era stato qualche anno fa in occasione dello split con Sleeping Village, un altro di quei progetti underground che nel tempo forse sono rimasti fin troppo sottovalutati. I due di Milano si ripresentano ora più in forma che mai con un nuovo album, che si muove dalle derive di quello split per spostarsi verso dimensioni più profonde e variegate, spogliandosi pure di una certa pesantezza sonora che poteva dare al tutto un pericoloso effetto stagnazione. Nel complesso il disco appare scritto con mano attenta e sa distinguersi per le vibranti linee di chitarra, capaci di formare un suono intriso di melodie minimali. Queste melodie abbracciano tutti e quattro i brani, permeandoli di una luminosità soffusa che filtra di volta in volta con modi e quantità leggermente differenti. Non mancano tuttavia i punti deboli: stranamente una delle poche cose che sembra essere fuori posto è proprio l’uso della voce, non tanto per le sue sporadiche apparizioni, piuttosto nei toni, che non si conciliano granché con il comparto strumentale, mentre alcuni pezzi peccano di ridondanza nei momenti in cui i loop si protraggono per più tempo del dovuto.

A conti fatti lo si potrebbe quasi definire un disco post-black metal, dato che l’evoluzione intrapresa dal gruppo lo ha inevitabilmente portato al superamento di quanto fatto in precedenza (da cui comunque non si separa in maniera radicale). Le grida rauche, gli indurimenti metallici, il mood a tratti decadente sono tutti elementi importanti che arrivano da un passato vissuto e mai dimenticato, diversamente da quelle band che mutano anche radicalmente pur di adeguarsi alle tendenze.

Gli Asofy proseguono per la loro strada senza sentire il bisogno di stravolgersi e stupire ad ogni costo, dando vita a qualcosa di maturo e personale che permette loro di raggiungere un’intensità finora solo accennata.
(Giacomo Tomasetti)

Don’t Count On it Reviewsdontcountonitreviews.blogspot.it . 8
I have known about Asofy for longer than I think I’ve actually listened to the project. I first discovered the project back around 2010 when I cover a release from Sleeping Village and later found out that that project had done a split with Asofy (which is just the solo project of one of the members of that band). It’s been a long time since I even listened to this band and when I got this album I was sort of taken aback before I remembered who it was. In retrospect, this album picks up exactly where that split with Sleeping Village left off. For as much as I admire this project, I have to say that the early recordings were kind of… bad. I don’t have a problem with the split, or even the rough around the edges of the Lento Procedere Prima Del Sonno EP, but the ebYm full-length was really a mess of an album. Sonically, all the albums have drawn from the same sort of wellspring of ideas, which seems to primarily result in recordings that are held within the blackgaze, post-black metal, and blackened doom genres. That first full-length featured an extremely raw production sound, with very noisy guitars and terrible sounding programmed drums. Luckily, since that album, each release has consistently improved and the three years it’s been since this project released anything have really showed. The production is more polished, the drums sound a lot more natural (for programmed drums that is) and guitar work is a lot less all over the place. Even the vocals have improved, which is a hard thing to say for a vocalist who’s primary method of vocalizing is screaming. All the is admirable and definitely an improvement but I have to say that for as much as I actually enjoyed this album, it was not particularly memorable. Each track is definitely it’s own little morose painting in a sense. You look at it, and when you walk away you might remember certain details but not the entire portrait. I’m certainly not above saying that for all the improvements there aren’t faults still to be had, but I will say that that’s about as far as my qualms with this album go. For a “post-black metal” record, this is surprisingly dark and menacing. There are plenty of calming clean guitar parts on here, but even then the mood never really shifts towards something brighter – as many bands would have done; and have done before. There seems to be a focus on making this a record where the tone is meant to keep the listener down and not give the impression of hope, although I would imagine that some of the guitar melodies on this record, if played in a different context could actually be rather upbeat. But the way they are used on here, they come across as rather depressive and dissonant at times. It’s an odd little bug because for all the bands who are in this style, very few have dared to take their songs into areas where they could alienate their listeners with through the use of dissonance. I admire the sense to use it because it is different, and it actually works as a way to make the melancholy feel all the more oppressive. Take that all you DSBM bands out there! So yeah, like I said above, I enjoyed this album, I just wish I could remember more of it after the album finished. With the improvement that has been shown on each release up to this point, I am actually excited to hear what the next release will sound like from Asofy. I don’t think fans of this style of black metal will be at all disappointed with this album, even if it is darker than your typical fair.
Overall Score: 8
Highlights: Saturazione, Oscurità.
(maskofgojira)

Metalheadmetalhead.it . 8/10
Inquietante. Una esperienza sonora che disintegra la psiche, disturba la coscienza, porta alla follia. Sono Italiani. Sono sconosciuti. Però creano qualcosa di nuovo, di diverso. Di letale. Black metal che si avvia verso il proprio futuro. Atmosfere tetre, depresse, mortali, ai confini con il Doom. Decadenze che ricordano Burzum da una parte e Svarti Loghin dall’altra. Ma con una caratteristica personale, rielaborata, distintiva. Il suono risulta premeditatamente semplice e sporco. La voce non è eccellente, ma perfettamente adatta all’atmosfera, un flusso di sensazioni che trasudano sofferenza, martirio, oppressione, il tutto spesso accentuato dall’uso della lingua italiana. A tratti black, a tratti ambient. Spunti doom. Concetti jazz. Un assurdo incrocio di post black metal, funeral doom, depressive e progressive. E’ arduo individuare i confini sonori di questi quarantotto minuti divisi in quattro monumentali pezzi. Quattro tracce che sono una continua sequenza di movimenti sonori, un dedalo di angoscia che che porta dalla luce all’oscurità totale, un oblio della mente che appare irreversibile. L’album si rivela come concept, a partire dal titolo stesso fino ai singoli titoli delle quattro tracce in sequenza. Notevole come i questi titoli siano perfettamente in linea con ciò che viene espresso musicalmente. “Luminosità” propone momenti quasi idillici, rinchiusi in un black metal diretto con atmosfere musicali che sentenziano quasi la morte stessa dello stato luminoso. Ci si sposta verso “Saturazione”, uno stato intermedio tra luce e non luce. La traccia rivela l’inquietudine umana di questo stato di transizione, di instabilità, di mancanza di basi solide. “Ombra” è un capolavoro. Destabilizza l’ascoltatore. Lo accompagna dolcemente verso l’oblio, verso la perdizione. Momenti dolci, momenti aggressivi con un black metal vecchio stampo, fino al gran finale che si ispira, in maniera geniale, ad atmosfere Jazz. La conclusiva e monumentale “Oscurità” marca la fine del cammino. Si arriva alla conclusione di questo percorso deviato, questo sentiero verso l’ignoto. Sensazioni di terrore. Stati di ansia ed inquietudine elevati alla massima potenza. Pezzo estremamente sperimentale che si scosta leggermente dal resto dell’album, evidenziando l’approdo verso un nuovo orizzonte fatto di tenebre impenetrabili che avvolgono completamente, che annientano con odore di marcio, di morte, di decomposizione. Un capolavoro di sensazioni in chiave oscura. Con questo disco gli Asofy creano una pietra miliare dell’evoluzione della musica oscura. Prendono per mano l’ascoltatore e lo accompagnano verso una dantesca rivelazione degli inferi, siano essi spirituali, mentali o semplicemente il risultato di un’evoluzione sociale perversa che non offre alcun futuro.
(Luca Zakk)

Dead Rhetoric . deadrhetoric.com . 8/10
Responsible for launching the careers of Behemoth, Carpathian Forest, Katatonia, and Keep of Kalessin, Italian label Avantgarde knows how to pick ‘em. It would be nice to have the sort of blind faith in a label, ala when Earache and Roadrunner could do no wrong in the early 90′s. But, we all know the reason why that can’t be the case these days…metal is simply too big in scope. That said, when a band falls under the Avantgarde banner, there’s surely a dark sway to it, and Italy’s Asofy have that in abundance on their elusive, yet highly compelling Percezione album. Comprised solely of multi-instrumentalist Tryfar, Asofy can make an easy case for sliding into post-black metal territory, with a post-metal twist. (We need to quit using the word “post.”) Tryfar doesn’t make much of an appeal vocally (he has this ugly spit to him and is rarely in synch with the music), but he makes up for it with deft usage of dynamics, as heard on standout “Saturazione.” Here, the blending of solemn melodies and atmosphere works like a charm, culminating in a song that is rich in dynamics. The subtle note-dancing, then shift into grinding black metal on “Ombra” is utterly charming, and is the album’s most hypnotic moment. It’s a poignant happening, an unexpected one, too. Above all else, it falls right in line with the label’s long-standing mission of delivering avant-garde metal to those fancy out-there and dark music. Chalk up another winner for label head Roberto Mammarella.
(David E. Gehlke)

Battle Helm . battlehelm.com .
I know that there is some sort of merit to being the most obscure and mystic when you play black metal. I don’t get that that. Not that I necessarily most know who’s who in a band but it doesn’t make the music less intriguing if I know the members names. I’m not saying that ASOFY is an anonymous band. Far from it. There is an air of mystique to the music that makes me think of Sweden’s Lustre. Instead of beating you on the head with a full on assault ASOFY paints a picture using different layers of atmosphere. You will not leaving listening to this with a heart racing. Instead you’ll leave feeling calm and content. This is like a cleansing of the mind. A journey to a peaceful place. I like this kind of melancholic black metal in a Burzum-esque manner. (Anders Ekdahl)

Mondo Metal Webzinemondometalwebzine.com .
Asofy è il progetto solista di Tryfar, già cantante presso gli Sleeping Village, altra formazione doom/black (o depressive, che dir si voglia) nostrana; con questo progetto il nostro Tryfar ha già rilasciato due full, un EP e uno split. Ed è dell’ultimo full, “Percezione”, uscito quest’anno, che andremo a parlare in questa sede. Uscito per la “Avantgarde Music” (che fra gli altri produce i Darkspace, Nortt, Progenie Terrestre Pura, Nocturnal Depression ecc.), il disco si presenta con quattro pezzi, tutti della durata di dieci minuti circa. Ammetto che il suddetto album al primo ascolto mi ha spiazzato, e non poco, soprattutto perché mi aspettavo tutt’altra proposta, non immaginavo di trovarmi di fronte un disco post rock (molto debitore agli Slint), che di depressive ha ben poco. In particolare, le caratteristiche legate al black/doom rimaste sono solo le linee vocali (anche se più che cantate sono parlate) e alcuni sprazzi presenti in nemmeno tutti i pezzi (“Ombra” è quella che più s’avvicina al depressive propriamente detto). Sostanzialmente il disco si basa sul contrasto fra la delicatezza delle “sessioni” post rock con la durezza e la “sgraziatezza” del cantato/parlato e di alcuni sprazzi black. La formula, però, se in alcuni pezzi si rivela funzionare più o meno bene, in altri mostra un po’ (tanto) la corda, sia per il cantato (ovviamente in scream), che oscilla fra il poco interessante e il fastidioso (in particolare in “Luminosità”, la prima traccia), sia per la produzione decisamente discontinua fra un pezzo e l’altro: se nel primo pezzo la batteria riesce a risultare quasi fastidiosa in certi momenti, nel secondo, “Saturazione”, è abbastanza godibile, mentre in questo caso è la chitarra a non avere un suono adeguato. Anche il cantato si presenta come poco continuo nella qualità, risultando nella prima metà del lavoro decisamente insufficiente, per poi migliorare nelle due tracce successive. Non ho avuto modo di leggere i testi, anche se dai titoli e da quel poco che son riuscito a capire si tratta di lyrics riguardanti concetti simil-filosofici. Insomma, un lavoro altalenante, che cerca di unire due generi senza però riuscirci (Trist, per esempio, ha ottenuto risultati molto più godibili); personalmente avrei preferito un disco “solo” post rock, magari interamente strumentale, che secondo me avrebbe reso molto meglio. Comunque, con un più attento uso dello scream (magari inserendo anche una voce narrante pulita) e una migliore registrazione/produzione anche il “depressive post rock” di Asofy potrà raggiungere buoni risultati, in futuro.
(Svart Veiviser)

Intravenous Magintravenousmag.co.uk .
Asofy is one of those projects that has been simmering away for over a decade, perfecting it’s sound, and occasionally surfacing to release something interesting before fading away again. The band’s second full length album, ‘Perceszione’ is a blend of ambient black metal, doom, avant garde and prog elements. It’s an album of dichotomies. On one hand its sombre and melodic, and on the other hand its jarring and discordant. But it works. Weighing in at 48 minutes-long across four tracks, it may at first seem like it will be a dense and thankless listen. But it does have its rewards to reap. The opening song ‘Luminosità’ is s haunting and melancholic piece that is still light and easy to loose yourself in. The reverberating guitars and repetitive melodies twist and reform themselves hypnotically while the disturbed vocals chant and bark overhead. ‘Saturazione’ carries on down this stylistic path somewhat in terms of its use of reverb and repetitive melodies. But ventures into heavier, more doom-laden territory to evoke a more claustrophobic and menacing atmosphere. ‘Ombra’ is more assured in it’s black metal leaning. However the ambient side of the band is always present and ready to take over sharply with a more haunting guitar melody. Finally, ‘Oscurità’ is a spiralling mix of muffled vocals and melancholic guitars that ebbs and flows between a faster black metal pace and a slower dreamlike one. In terms of production its a rather raw affair but rather technically. The mix throws in a few interesting tricks like keeping the vocals low and having rather sharp cuts between the raw and soft edges. Even the way the songs progress almost feel as though they have their roots in classical music. The song lengths may put some off. As may the band’s emphasis on atmosphere and emotion rather than catchy hooks. But this is an album for those who appreciate opposites in music. The melodic and the discordant come together so well under the band’s direction. Fans of Filosofem era Burzum as well as the likes of Caïna will want to give this a listen.
(Sean M. Palfrey)

Sicmaggot . sicmaggot.blog.cz . 6/108/10
Ač se dá působení italského projektu Asofy na metalové scéně počítat na skoro dekádu a půl, předpokládám, že o něm zatím slyšel jen málokdo. Ono se ani není moc čemu divit, Tryfar, jenž za projektem stojí a vcelku logicky obstarává veškeré nástroje (jen zpěvy má na starosti kolega Empio), má na kontě jeden starší dlouhohrající počin, jedno EP, jedno splitko a právě recenzované “Percezione”, jež je druhým plnohodnotným albem do jeho sbírky.

Hudebně se pak, alespoň na aktuální nahrávce, naši Italové pohybují kdesi mezi black metalem, doomem, shoegaze a ambientem. Výsledný mix však není tak konzistentní, jak by někteří mohli předpokládat, “Percezione” mění nálady a polohy v každé skladbě zhruba dvakrát a jen málokdy je kombinuje mezi sebou, což občas může působit křečovitě, nepřirozeně, jako když pejsek s kočičkou vařili dort. A občas to tak skutečně působí. Asofy mají mnoho skutečně dobrých nápadů, které jsou poměrně nevšední a neokoukané, bohužel jsou schopní je dokonale zabít buď jejich přílišnou repetetivností, nebo tím, že je nerozvinou kamsi dál, neb samy o sobě obstát nedokáží, anebo obojím, což vytváří nejnudnější pasáže alba. Když k tomu připočítáte, že skladby jsou na délce bezmála padesáti minut všehovšudy čtyři a každá má více než deset minut, jistě si dáte dohromady, že se “Percezione” mnohdy vleče jako když vás vcelku pohledná a pěkná kurtizána oblečená ve vkusný renesanční šat celou dobu bohapustě, tu pomaleji, tu rychleji hladí, ale do ničeho víc se nepouští. Eargasmus nikde.

Ale abych jen nehanil, přejdu k té části, které uchu skýtá mnohem víc potěšení, totiž k samotnému výrazivu. To samotné je skutečně na úrovni, našel bych i poměrně dost pasáží a sem tam i nějaký riff, které bych se nebál označit někde na škále mezi “dobrý” a “skvělý”. Pokud se Asofy něco opravdu povedlo, jsou to ambientnější pasáže podkreslené shoegazovým sněním a občas i trochou té progrese, které sice plynou pomaleji, zato se velmi příjemně poslouchají. I některé tvrdší a rychlejší blackovější riffy považuji za opravdu podařené, přestože jsou většinou jednoduššího charakteru a rozhodně nejde o nic světoborného. Svůj účel však mnohdy plní na výbornou, totiž našlápnout tempo skladby a působit v kontrastu s převládajícím pomalejším tempem. To platí především o druhé skladbě, “Saturazione”. Pokud něco v hudbě Asofy zbylo z doomu, je to především časté pohřební tempo, které je pro doom tak charakteristické, a snad i Empiův vokál, který je někde mezi prokletým jekotem a blackovým chraplákem a většinou působí jako rušivý prvek, než aby podporoval atmosféru celého alba. Pokud by byla celá nahrávka čistě instrumentální, myslím, že by jí to jen prospělo.

Posledním bodem na dnešním programu bude zvuk. Ten je jasný, čitelný, avšak chybí mu údernost. Výšky obecně jsou vytaženy příliš na úkor důraznosti bicích a basy, která si sice brumlá tu svou a na pozadí ji uslyšíte, nakonec je to ale všechno především o kytaře, na kterou je kladen největší důraz. Určitá dynamika zvuku by určitě prospěla, je škoda, že bicí mají občas blíž k prskavkám, než k čemukoliv jinému. Smutné, obzvláště když dojde na dvojkopák. Jestli podle mého skromného soudu na něčem Asofy dojíždí, je to fakt, že jsou na to všechno Tryfar a Empio zcela sami. Je vidět, že ti lidé mají fakt dobré nápady a nemá jich málo, ale už nemají na to, aby je dál rozvinuli, a tak místo dobrého alba dělají z “Percezione” spíše svojí osobní onanii, kterou nedokážou zcela ukočírovat, chybí jim názor nezaujaté osoby a nebo někoho, kdo by do jejich hudby přispěl tou svou troškou do mlýna a trochu je krotil. Výsledek je i přes několik skvostných momentů rozplizlý, nijaký, nesourodý a nekompaktní a Tryfar a Empio tak spoustu opravdu dobrých nápadů spíš vyhazují oknem, než aby jich řádně využili ve svůj prospěch.
Nakonec jen slabých 6/10.

Zbytek redakce hodnotí:
Mně se to na rozdíl od kolegy dost líbí. Velkou část “Percezione” – a mám na mysli především ty klidnější momenty – bych pomalu ani neoznačoval jako metal, nicméně i když Asofy spustí black metalové riffy, celá nahrávka si stále udržuje jakési rozvážné vyznění a vlastně až melancholickou atmosféru. Nemohu tvrdit, že by “Percezione” bylo něco extrémně výjimečného, přesto se mi ta nahrávka opravdu líbí, pořád mám náladu si ji pouštět a ještě mě bavit nepřestala. Zatímco pro kolegu slabých 6, za mě je to dost povedných 8 bodů.
Monsterfuck – 8/10
Průměrné hodnocení v redakci: 7/10

Absolute Hell . absolutehell.net . 81
I’d never heard Asofy before this release, and I’ve always been a bit dubious ov italian bands because, simply put, I’ve never been that fond ov their signature sound. Minus Forgotten Tomb and Beatrik, I’ve thought that most other black metal bands that hail from there all sound the same. And sadly, most ov them sound like the aforementioned above too. But alas, it seems I’ve finally found a band here that breaks the mold!
Deep azure nights, with skies drowned in storm clouds. That is what this album reminds me most ov. Luminosità caught me off guard in the acoustics in the intro, something I really enjoy. But more than that, this album is long, maxing out at a couple seconds over 48 minutes long, but only has 4 tracks to it. It’s relaxing in a morose and soothing kind ov way. Luminosità had me drifting in and out ov focus, simply from getting caught in the ambience ov the dissonant guitars. Not overtly complex, but with simplicity comes this album’s truest strength. One thing that did stand out is the bizarre vocal style the frontman, Tryfar, uses. It was yelled, but not viciously.
There was almost no violence or conflict to his voice. It was . . . unsettling, but in my opinion, not in a good way. If you’re going to go straight DSBM and ambience, go all the way and use some passion in your voice.
Saturazione is the album’s shortest song, at just over ten minutes long. And despite it’s shortness, it lacked none ov the quality from the other tracks, simply choosing to overlap its distorted and acoustic guitars in a more concise manner. I found myself wishing I’d chosen to listen toit right before bedtime, so as to have it lull me to sleep, to escape this harsh reality we all laughingly call life.
To add to some contrast, Ombra was perhaps the happiest-sounding song here, and it was perhaps my favorite, if I can even claim a favorite on this album. It had some very intense acoustic riffs there and with them came that same vocal style from Luminosità, except with passion and intensity behind them. So much more satisfying, especially since Saturazione had harsh vox and not much else. Or, again, if it did, I’d gotten too lost in the ambience to notice them. I wish that someone would’ve provided translated lyrics to accompany the music, so I could learn what they were about. After doing some research on the band, I realized this guy has a pretty intense appreciation for art and design, as the themes for his music include things like perspective, impressionism, color, and all manner ov theories in between. Truly, Tryfar is a man after my own heart!
At 14 and a half minutes long, Oscurità somehow left most to be desired in comparison to the previous track. It was the most ambient, but it also meant that the listener tended to drift off the most, not paying attention to any ov the subtleties ov his craftsmanship. One thing I did notice, however, was he changed his vocal style again, a more screechy, distorted, whispered kind ov vocal style that just was weird compared to Ombra. The acoustics halfway through or so were where I actually started to pay attention to the song, simply because the simplicity ov them overlapping the distorted guitars was pretty cool. And the concluding riffs and effects were pretty nice too, giving a complete, wholesome feeling to the album overall.
All in all, Percezione was an interesting release in the simplicity ov it. Overlapping and repetitive guitars, dissonant yet somehow strangely in tune and harmonic with one another, all ov it envelops the listener in its sheer ambience. It isn’t an easy album for people accustomed to raw black or death metal to get into, but if you give it a chance, it can sweep you away in its melancholy.
(S.)

Metal Italiametalitalia.com . 7
Il sottobosco italiano non è mai stato così florido e presto o tardi i prodotti di tutta questa alacrità arrivano a far capolino nelle casse dei nostri impianti stereo. Oggi ci troviamo a parlare del nuovo lavoro dei misconosciuti Asofy, progetto lombardo che giunge al traguardo del secondo album dopo qualche anno passato a lavorare nell’oscurità. L’approdo ad una principessa dell’underground come la Avantgarde Music, che ci auguriamo garantirà alla band un posticino alla luce, ha coinciso con la pubblicazione di questo “Percezione”, opera ostica, la quale però può indubbiamente rivelarsi affascinante se ascoltata con la giusta pazienza. Asofy sembra infatti aver scovato la ricetta per concepire un black-doom metal personale, anche se non (ancora?) privo di difetti. “Percezione” nasconde sotto una coltre di bassa fedeltà una miriade di suoni intrecciati: brutali aggressioni, candide sovrastrutture post rock, siparietti a tratti eleganti o sperimentali, ma più spesso grezzi, oscuri e malconci. Se siete tra quelli che amano fare collegamenti musicali, potremmo proporre An Autumn For Crippled Children come primo paragone, tuttavia sarebbe limitante, vista appunta la grossa mole di spunti contenuta in queste quattro lunghissime tracce. Evitando di voler scendere oltremodo nei dettagli, possiamo citare come primi esempi di questa eterogeneità le “smandolinate” di chitarra pulita su “Luminosità”, che, probabilmente anche per le urla in madrelingua, ci hanno portato alla mente addirittura realtà DIY screamo come La Quiete e Raein. Oppure, il disperato incedere di “Saturazione”, estremamente vicino ai Novembre di “Classica” in ampi tratti. Potremmo andare avanti, ma così facendo forse non renderemmo giustizia ad progetto che sì mette tanti e diversi tipi di carne al fuoco, ma che comunque riesce quasi sempre a mantenere un’atmosfera coerente e a creare composizioni dallo sviluppo fluido. Parlavamo di difetti, e questi vanno sostanzialmente rintracciati nel comparto vocale, che si affida spesso a delle urla o ad un parlato rauchi che non sempre appaiono del tutto azzeccati e funzionali. Quando utilizzato, meglio il classico screaming black metal (anche se ovviamente si tratta di una modalità meno originale); tuttavia, in generale, non ci dispiacerebbe ascoltare delle linee pulite o più spontanee, soprattutto su parti tutto sommato armoniose come quelle di “Luminosità”. Insomma, senza alcune di queste incertezze, “Percezione” avrebbe potuto rivelarsi un vero e proprio gioiellino da inserire nella tradizione black e doom metal nostrana, accanto alle più o meno recenti opere di Novembre, Janvs, Forgotten Tomb o Cultus Sanguine. Tuttavia, attenzione a sottovalutarlo, visto che anche così com’è rimane un lavoro molto interessante. Ascoltatelo un paio di volte in cuffia e vedrete che non vi lascerà tanto facilmente.
(Luca Pessina)

Infernal Masqueradeinfernalmasquerade.com . 89/100
Hailing from Italy, today we have one-man project Asofy and their latest full-length “Percezione”. With a very bleak and somewhat minimalist sound, Asofy delivers four tracks of very emotional Black/Doom Metal with some Post-Black Metal elements. The music is quite direct and very well paced, enough to enchant any Doom or Suicidal Black Metal fan, very similar to the experimental stuff of Svarti Loghin. On the first track, “Luminosita”, the Post-Black Metal influences nicely make this very melancholic song even more bleak and desolate. Tryfar handles all instruments and does a very good job with the guitars and bass guitar. The drums are programmed so they sound a bit fake in some points, but they are pretty decent compared to other releases. The pace of this song is quite slow and dabbles around some jazzy/doomy sections very nicely. With “Saturazione”, Asofy progresses from very minimalistic sections that have a similar vibe to Lantlôs but keep the listener waiting since they take longer to culminate in heavier sections. Here we can also hear some more direct Black Metal influences tanks to commanding shrieks and faster paced sections. The best track in this release is the epic “ombra”. This song nicely weaves back and forth between lush and mysterious instrumental sections and piercing Black Metal brutality, we particularly loved the trippy/jazzy ending to it. The longest track in this release is the very odd and quite experimental (compared to the previous ones) “oscurita”. This song generates a feeling of uneasiness and is quite strange for the first 6 minutes and then it nicely mellows out. In general, “Percezione” is quite an interesting and unconventional release that you will either completely love or totally hate. This Italian outfit does a great job in creating unique and sometimes odd tracks that are quite bleak and desolate. If you are a fan of Doom and Suicidal Black Metal, but are looking for something a bit different, look no further and get a copy of this awesome release.
(Dark Emperor)

The Midland Rocksthemidlandsrocks.com . 7.5 out of 10
Album number two from Italy’s Asofy (and first full-length since 2001), Percezione opens with a desolate chord fading in, a harmony synchronizes with it, steady drums and a gentle arpeggio begin, and then, like a tramp screaming his drunken despair at the empty sky, Tryfar bellows a colossal yet brief salvo brimming in angst and despair. A deeply atmospheric and emotive work, Percezione’s black light atmospherics have a lightness about them that makes the darkened journey through its 48 minutes a curiously pained and cathartic one. Abundant in deep, dark, depressive tones, the atmospherics of Percezione are as oppressive as they are intimate to the point of asphyxiation and elation. Rest and revulsion intertwine into one sickening salvation as the album’s broad vistas continually evolve and Tryfar’s opulent instrumentation weaves in, out and through itself. Hypnotic and mesmerising rhythms, multi-layered and near-tangible textures, the album’s miasmic depths make for a mystical and evocative experience that prompts many a return. Highly recommended.
(Jason Guest)

Hateful Metalhateful-metal.de .
ASOFY, ein bizarres Duo aus Italien, lässt sich mit der Veröffentlichung von Tonträgern viel Zeit. Im Schnitt kommt alle drei Jahre mal etwas Neues, zuletzt war es die überaus gelungene Split mit SLEEPING VILLAGE. Nun gibt es ein neues Album, welches den Namen Percezione trägt und welches erstmalig bei einer großen Plattenfirma verlegt wird. Trotz des starken Partners im Rücken, machen ASOFY nach wie vor reichlich bizarre und obskure Musik, die nicht massenkompatibel ist.

Obwohl Percezione nur vier Lieder enthält, kommt das Album auf rund 48 Minuten. Die Lieder sind also sehr lang und folgen nicht immer klassischen Liedstrukturen. Das erste Lied Luminosità ist eine vorwiegend instrumentale Nummer, in der es viele Gitarrenmelodien gibt, die sowohl atmosphärisch und melodisch als auch düster und gequält sind. In dem Lied passiert eigentlich nicht viel, es bleibt harmonisch sehr konstant, die Melodien variieren nur minimal, was die Schwere der Musik betont. Im Mittelteil gibt es eine italienisch sprechende Stimme, die ein wenig erbost wirkt aber aufgrund mangelnder Sprachkenntnisse unverstanden bleibt.

Saturazione ist anfänglich ein ähnlich ruhiges Lied, in dem zunächst ein gemächlicher Rhythmus und eine schöne Gitarrenmelodie in Endlosschleife laufen. Nach und nach wird das Lied und damit auch der Spannungsbogen gesteigert, indem ASOFY etwas Neues hinzufügen, etwa ein anderes Riff oder man von der Klargitarre zur verzerrten Gitarre wechselt. Dies alles geschieht aber alles langsam und nach fünf Minuten ist das Höhepunkt erreicht und Saturazione wird laut, schnell und eine Mischung aus Gesang und Sprechen ist zu hören. Dieser Wechsel wirkt etwas bizarr, zumindest aber wie ein Bruch. Die anfängliche beschauliche und durchaus auch schöne Ruhe wird einfach beiseitegeschoben und man muss diese Stimme hören, die alles andere als beschaulich, lieb und nett ist. Im Schlusspart wird das Lied allerdings wieder versöhnlicher und leitet so zu Ombra über, das gleichfalls ruhig beginnt, wenn auch von Anfang an mit gesprochenen Stimmen, und sich dann irgendwann aber in einem wütenden und harschen Part aus Raserei und Gekeife ergeht.

Was ASOFY hier machen ist über weite Strecken sehr speziell. Sowohl der Gesang respektive die eher gesprochenen Stimmen, als auch viele Harmonien sind keine leichte Kost. Es gibt zwar auch schöne, angenehme Melodien die verträumt sind, aber eben auch einige düstere, bizarre und zum Teil unharmonisch wirkende Passagen. Dies war bei ASOFY aber schon immer so. ASOFY machen eine sehr eigensinnige und sonderbare Mischung aus Doom und Black Metal, die Leichtes mit Schwerem vermischt und dies oft mit schwierigen Strukturen transportiert. Wie man es letztlich dreht und wendet, am Ende ist Percezione eine sehr düstere Veröffentlichung, deren atmosphärische Arrangements sich mit obskuren und zum Teil auch sehr ruppigen Parts abwechseln. Ich finde zum Beispiel die oft gesprochene Stimme, die ab und zu auch verzerrt ist, sehr abgefahren und morbide, was die Musik bzw. deren Atmosphäre sehr düster macht, obwohl die Melodie, die dazu zu hören ist, eigentlich etwas anderes erzählt.

Percezione ist ein sehr interessantes und hochgradig eigenständiges Album. ASOFY waren noch nie eine Band, die Musik für eine breite Hörerschaft gemacht hat. Das neue Album unterstreicht dies ganz offensichtlich. Wer eine Neigung für düstere und sonderbare Musik hat, sollte ASOFY aber durchaus probieren. Gerade die eigenartige Kauzigkeit macht das Album für mich interessant, zudem reizt es mich immer, wenn man mit starken Kontrasten und Gegensätzen arbeitet, und genau dies tun ASOFY fast schon exzessiv.
(Aceust)

Metallus . metallus.it .
Asofy è un interessante progetto avantgarde black/doom con una grande componente ambient e testi completamente in italiano, ideato e condotto da Tryfar, forse noto ai più nelle vesti di artista grafico (fra i suoi lavori le splendide copertine di Manii, Dystopia Nå, Xasthur, Varulv).

“Percezione” è il secondo album del progetto (il debutto, “ebYm”, risale al 2001), ora condiviso con Empio, in qualità di vocalist e autore delle lyrics, e si rivela un ascolto stimolante, nella misura in cui atmosfere oscure e tenebrose, di evidente matrice black, si coniugano con una ricerca strumentale post-core, per certi versi vicina agli ultimi Isis. La grande differenza con questi ultimi la fa il comparto lirico/vocale, per altro proporzionalmente poco presente, nelle lunghe composizioni del gruppo, ma certamente particolare nel suo esprimersi tramite un grezzo e lancinante urlo primordiale, che sembra scandire i momenti più temibili di questa personale discesa nel subconscio percettivo.

Tryfar dipinge quattro vasti pannelli sonori, utilizzando solamente le sfumature del nero, un’esperienza per forza di cose continua e unitaria, nella quale tutto, anche i silenzi, hanno un loro preciso significato, che va oltre i rigidi limiti di genere, verso un universo simbolico ricco fascino oscuro e di ieratica iconicità.

Stando così le cose è d’altro canto inevitabile che “Percezione” risulti un disco non immediato e non per tutti, nel quale il termine avanguardia trova una sua spontanea e naturale traduzione in musica.
(Alekos Capelli)

Aristocrazia Webzinearistocraziawebzine.blogspot.it .
Questo è il mio primo contatto con la creatura Asofy, a lungo progetto solista del milanese Tryfar, oggi duo grazie all’aggiunta del paroliere e cantante Empio, ed è un contatto foriero di sensazioni diverse. Dopo qualche anno di silenzio, il nome Asofy si riaffaccia quindi sul mondo: con quattro tracce per quasi cinquanta minuti di musica, “Percezione” è un disco ambizioso, la cui idea alla base è indubbiamente intrigante e potenzialmente di sicuro interesse, ma che in alcuni frangenti non riesce a mio avviso a raggiungere l’obiettivo propostosi.

Anzitutto, sia dalle descrizioni ufficiali sia dagli elementi del disco stesso, è facile intuire come l’insieme dei brani si ponga dinanzi all’ascoltatore con un piglio intimista, particolarmente improntato alla sfera sensoriale, segnatamente a quella visiva: se però è facile intuire come il viaggio che è l’ascolto di “Percezione” si preponga di trascinare l’ascoltatore in un vortice verso il basso, il nero e l’assenza di luce, meno spontaneo è riconoscere questo genere di sensazioni ascoltando il lavoro di Tryfar ed Empio. L’umore che permea il poker di composizioni non riesce a incidere quanto vorrebbe, poiché il ritmo, le atmosfere, i suoni con cui il disco inizia, sono gli stessi con cui finisce. Il che, in un climax concettuale, solitamente non è un buon segno.

La musica, molto estraniante e orientata alla prevalenza chitarristica, si fa forte di scambi e passaggi tra riff al limite del blackgaze e note ripetute e ripetute da una sei corde acustica sommessa e alienata; il risultato finale è un black in costante downtempo (tolta una lieve accelerazione in “Saturazione”, l’eccezione che conferma la regola) che strizza un occhio, se non due, alle contaminazioni più doom e cadenzate, lontanissimo dai lidi maggiormenteestremi del genere, bensì orientato verso terre molto più urbane e “calde”. Il clima è molto “piacevole” (le virgolette sono d’obbligo, visto il genere in questione), tuttavia la poca varietà mina la possibilità di goderne per tutti i quarantotto minuti che compongono l’album.

Alle linee musicali si aggiunge la variegata interpretazione di Empio dietro al microfono: i suoi sussurri e l’alternanza tra questi e roche urla forniscono al lavoro un’indubbia personalità fondata sul forte contrasto, quasi dissonanza, tra il piano vocale e quello strumentale. Il rischio della decontestualizzazione è però dietro l’angolo: se le linee musicali sono mediamente omogenee per tutta la durata del disco, mentre quelle vocali variano più o meno regolarmente, risalire alla ratio, al criterio di scelta operato dai due musicisti per approdare a queste soluzioni è piuttosto ostico. Per farla breve, viene da chiedersi: “perché ora sussurra e ora invece urla?” Per rispondere a questa domanda indubbiamente farebbe comodo avere i testi (tutti in italiano, e quella della lingua madre è come sempre scelta azzeccatissima quando si vuole puntare a una maggiore empatia) delle quattro tracce sott’occhio, per poter seguire il viaggio che Empio ci racconta con maggior cognizione di causa.

Condensare in una frase finale lo spettro di sensazioni collegato agli Asofy è impossibile: il duo nostrano ha personalità, e si è lanciato in un ostico percorso di autodeterminazione e affermazione personale. Il risultato è ancora lungi dall’essere perfetto, ma il solo mettersi in gioco in maniera tanto particolare, non cercando rifugio nei soliti canoni ormai triti e ritriti, merita una possibilità.

Lachryma Christilachrymachristizine.blogspot.co.uk .
Italian Doom/Black Metal band Asofy will be releasing a new album on the 30th of April through Avantgarde Music called Percezione.
Thankfully we don’t hear the voice a lot, because it really doesn’t match anything here. The music is simply amazing, full of ambient and atmosphere, really good stuff, slow, relaxed, very post Black Metalish. But the voice is just indescribable. Very weird almost like just yelling at times and not doing any effort to follow the music.
Anyway, if you can be put up with that, then just go for it.
The album has only four tracks but making a total time of 48 minutes, since as like any other Doom Metal band the songs here are longer than 10 minutes, each of them.
Musically it could really be great, as all instruments are perfectly played and there are really catchy and memorable riffs and melodies at times, but need some more originality and less obvious and predictable stuff.
This may be the shortest review ever done by Lachryma Christi but seriously there is not much more to say.

Paranoid Thoughtsparanoidthoughts.wordpress.com .
Progetto tutto italiano guidato dal polistrumentista Tryfar, oscuro figuro che muove i fili della sua personale creatura, gli ASOFY sono una one man band a tutti gli effetti, in attività da diversi anni e con un passato che urla underground da ogni punto di vista. Già autori di un debutto risalente al 2001, a cui fanno seguito un EP e uno split con gli Sleeping Village, altra misteriosa entità appartenente al sottobosco black metal italico, in cui lo stesso Tryfar riveste il ruolo di cantante, Percezione segna il ritorno della band milanese, oggi giunta finalmente al secondo full-length.

Gli oltre undici minuti di Luminosità, traccia con la quale si apre il disco, affascina sin da subito l’ascoltatore, calandolo senza troppe moine in un universo malinconico e sognante, molto xasthuriano negli intenti, ma nella forma più debitore nei confronti di un certo post-rock à la Mogwai, che non dell’operato della band di Malefic. L’incipit della lenta e cadenzata Saturazione riprende difatti i momenti più intimisti e cupi di Come On Die Young, spogliando il post-rock di ogni velleità rumoristica, riducendo al minimo il fattore emotivo e puntando tutto su trame chitarristiche più doomeggianti, caratteristica che conferisce alla musica degli Asofy un sound inevitabilmente definibile come dark, depressive rock o che dir si voglia. In ogni caso si sta parlando di qualcosa che è indiscutibilmente debitore nei confronti dei Katatonia del giorno dopo Brave Murder Day. La carne messa al fuoco è tantissima, perché oltre a questo senso di malessere che permea ogni composizione, Tryfar mostra una grande sensibilità nel variare registro stilistico, passando da uno screaming graffiante ed estremamente filtrato, scelta assai discutibile e alquanto infelice, ad un registro vocale più lineare e pulito, ma al tempo stesso estremamente sgraziato, una scelta che fa a pugni con le parti acustiche che fanno capolino qui e lì durante l’ascolto. Così pure i meravigliosi tappeti di tastiere, riescono ad evocare misticismo e contatto con la natura, ma inevitabilmente interviene la voce di Tryfar a spezzare l’equilibrio, l’armonia e tutto ciò che di bello rimane su Percezione.

Se questa sia una precisa scelta compositiva o un poco riuscito tentativo di risultare originali non saprei dirlo, ma di sicuro non funziona. Non sto parlando di un caso isolato, ma di un’intero disco in cui per quanto variabili siano le linee vocali, riescono puntualmente a risultare fuori contesto ed assolutamente stranianti. Non che io sia contrario allo straniamento in musica, ma per comporre pezzi da un quarto d’ora che riescano a non risultare frustranti bisogna avere un’enorme dote compositiva, una maturità che attualmente gli Asofy non possiedono. Se a parlare fosse stata solo la parte strumentale, Percezione sarebbe rimasto nel mio stereo per un tempo sicuramente superiore, difatti per farmelo piacere non sono bastati i circa quindici-venti ascolti che gli ho dato, nel tentativo disperato di trovare un senso alle lungaggini in cui questo disco riesce a sguazzare, non riuscendo mai a concretizzare i tanti spunti creativi che possiede e che vanifica inutilmente in una prolissità totalmente fine a sé stessa. (Giovanni Pontolillo)

Italia di Metalloitaliadimetallo.it . voto: 5.5/10
Band dal duplice volto questi Asofy. Usciti per Avantgarde Music, e dunque – com’è lecito supporre – fautori di un suono che cerca di porsi un passo più in là rispetto ai generi tradizionali, ci propongono un lavoro (‘Percezione’, questo il titolo) che sembra scindersi in due strati distinti, talora quasi contraddittori, sicuramente non amalgamabili.

Strato uno, la componente strumentale. Da questo punto di vista gli Asofy sono una bella sorpresa. Forti di un flavour di spiccata natura post-rock che permea lunghi e lenti arpeggi, spesso preludi al repentino cambio di dinamica, qui arricchito con distorsioni che sono ciò che rimane di un passato black, i quattro lunghi brani proposti sembrano avvicinarsi a quanto sentito oltralpe con l’accoppiata Alcest/Les Discretes. Il tutto è sempre mantenuto su ritmi lenti, ma con un drumming che, ben lungi dallo smorzare i toni, sa tenere sulle spine.

Strato due, la voce. L’attacco su ‘Luminosità’ è quanto di più sgraziato esista, una raw vocal la cui invasività si scontra ferocemente con la delicatezza del sottostante arpeggio. In generale si segue un’impostazione che ricorda molto le lancinanti urla di Nargaroth, artista che a mio avviso ha sempre oscillato tra apici qualitativi e, più che cadute di stile, veri e propri abissi. Gli Asofy non sfuggono a questa legge. Su ‘Ombra’ il cantato è davvero positivo, specialmente perché il brano è globalmente più votato ad un sound aspro e feroce: la parte centrale è puro depressive black metal. Altrove invece la voce appare davvero fuori luogo rispetto alle linee proposte.

‘Percezione’, così come si presenta, appare… mi verrebbe da dire incompiuto, ma forse la parola più giusta è incongruente. L’insufficienza finale, purtroppo inevitabile, è una media tra un 4.5 “guadagnato” sul campo in alcune fasi, e un 6.5 pieno conseguito in altre. Due voti distinti e opposti proprio come le due anime degli Asofy
(Francesco Salvatori)

Destructive Musicdestructive-music.com .
Asofy is one of those one-man projects made so possible by modern technology and rendered so ubiquitous by the Internet. Want to write and record your own songs? It’s affordable and straightforward to do, and a lot of my favourite ‘bands’ are actually lone individuals doing their own thing. Some great music can result, and we’ve reaped the rewards of this with projects like Myrkgrav and Falkenbach, to name just two. That said, doing everything yourself has its risks: just as your heart can sink when you pick up a film and it’s written, directed, edited and produced by the same person, there is a danger that a lack of feedback from others can curtail the quality of the project. It can mean immense clarity of vision or it can mean unmitigated self-interest. But what about the band in question?

Asofy has been in existence since 2001, albeit leaving long gaps between releasing anything, but they’re an unknown quantity to me; it’s actually twelve years since the first and last full-length release, and Percezione is the first Asofy-only release in some years too since a Sleeping Village split back in 2010. First impressions, upon listening to opening track Luminosità, were that this is a competent though rather unpolished, raw-sounding black/doom metal. Where things start to get more interesting is when Tryfar introduces vocals into the mix; I was expecting a doom growl, or maybe your standard black metal rasp, but I got neither. The vocals in Luminosità are very jagged and harsh, and throughout the album Tryfar varies his style in such a way that keeps the album interesting. There are some beautiful guitar melodies here, although the song begins to unravel through becoming rather repetitive. It’s just a bit too long, and although atmospheric, that mood is jeopardised a little by this repetition.

However, as the second track gets underway, we get much more depth without sacrificing mood. Saturazione moves from doom into black metal, keeps the melody but layers some unusual vocals over the top. Ombra, the next track, goes somewhere else entirely. It’s similar to Filosofem-era Burzum in places (another one-man band, and not one I generally rate, although I do have a soft spot for Filosofem). The spoken lyrics and the guitar sound is reminiscent of Dunkelheit. As you might expect, there’s very little doomy elements in this track. We don’t return to the plangent doom which opened the album until the final track, Oscurita, so that by the end of the album, we seem to have come full circle.

Asofy doesn’t necessarily meld the doom and black metal elements on their sound; rather these are visited in turn, which I have to admit is interesting, although at a few stages this was perplexing (though never boring). As Asofy sticks with his native Italian for titles and lyrics, there is of course an element of the band getting lost in translation (or not translated at all) but overall this is a worthwhile listen: where the album is in danger of coming apart, it follows this up with something engaging and different, and that kept me on side. Hopefully Asofy won’t wait so long before the next release, as there is a lot to build on here. [7/10 – KERI O’SHEA]

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